Riflessioni di Passaggio | Quando si danneggiano i libri si ferisce la libertà

Antonietta Malito
Riflessioni di Passaggio

I recenti episodi a Torino e i danni alla libreria durante la protesta sul caro vita ci interrogano sul rapporto tra dissenso, diritti e rispetto della cultura. Una riflessione di Antonietta Malito.

Prosegue il nostro appuntamento con la rubrica “Riflessioni di Passaggio”. In questo nuovo contributo, Antonietta Malito affronta un tema d’attualità delicato e profondo, partendo dai fatti di cronaca avvenuti a Torino, dove durante le proteste contro il caro vita sono stati segnalati danneggiamenti alla libreria Feltrinelli della stazione di Porta Nuova.

Un episodio che va ben oltre il semplice danno materiale ed economico, ponendoci domande cruciali:

  • Qual è il vero confine tra il diritto di manifestare e il rispetto dei luoghi di cultura?
  • Come si collocano le istanze dei giovani e degli studenti in un contesto di crescente disagio sociale?
  • Perché difendere una libreria significa difendere la possibilità stessa di pensare e dialogare liberamente?

Anziché cedere alle contrapposizioni o giudicare un’intera generazione attraverso le immagini più drammatiche, l’autrice ci invita a considerare la cultura non come un guscio vuoto, ma come uno strumento indispensabile per comprendere la complessità, esercitare il rispetto e costruire un futuro davvero più equo.

Quando si danneggiano i libri si ferisce la libertà

Si prova tanta amarezza nel vedere una libreria danneggiata durante una manifestazione nata per rivendicare diritti e denunciare difficoltà concrete.

Non solo per il valore materiale dei libri rovinati o degli scaffali messi a soqquadro, ma perché una libreria rappresenta uno spazio in cui le persone possono incontrare idee diverse, conoscere realtà lontane dalla propria, mettere in discussione le proprie convinzioni e trovare le parole per comprendere il mondo.

Gli episodi avvenuti nei giorni scorsi a Torino, dove durante gli scontri legati alla protesta contro il caro vita sono stati segnalati danneggiamenti all’interno della libreria Feltrinelli della stazione di Porta Nuova, invitano a una riflessione che va oltre la cronaca e le responsabilità individuali.

Riguarda il significato stesso della protesta, il rapporto tra diritti e rispetto e, soprattutto, il valore della cultura in una società democratica. 

Manifestare contro l’aumento dei prezzi, bollette sempre più salate e carburanti che pesano sui bilanci familiari è una forma legittima di partecipazione alla vita pubblica. Dietro queste rivendicazioni ci sono persone che fanno i conti con stipendi insufficienti e famiglie costrette a fare sempre più rinunce.

Si tratta di problemi reali, che meritano ascolto, risposte e attenzione da parte delle istituzioni. Proprio per questo, però, colpisce la contraddizione che si manifesta quando una protesta per i diritti finisce per danneggiare un luogo dedicato alla conoscenza.

Se si scende in piazza per chiedere una vita più dignitosa, quale significato può avere distruggere qualcosa che contribuisce a rendere le persone più consapevoli, più libere e più capaci di scegliere?  Un libro può insegnare a dubitare, a distinguere, a comprendere ragioni diverse dalle proprie.

Una libreria è, in fondo, uno spazio di libertà, che non si esprime alzando la voce più degli altri, ma mettendo le persone nelle condizioni di pensare con la propria testa, che non teme il confronto, perché sa che le idee non si difendono distruggendo quelle altrui, bensì argomentando, discutendo e accettando la complessità della realtà.

Per questo il danneggiamento di una libreria assume un significato che supera il danno economico. Non occorre attribuire intenzioni che i fatti, da soli, non consentono di stabilire per riconoscere la contraddizione di un gesto simile.

È sufficiente guardare a ciò che è stato colpito e chiedersi quale posto vogliamo riservare alla cultura nella nostra idea di giustizia. La riflessione diventa ancora più importante quando a partecipare alle manifestazioni sono i giovani. 

Gli studenti hanno pieno diritto di far sentire la propria voce, di contestare le decisioni politiche, di chiedere un futuro meno precario e condizioni di vita più eque. La loro partecipazione non è un problema da contenere, ma una risorsa da ascoltare.

Una società che non lascia spazio alle domande delle nuove generazioni rischia di perdere una parte essenziale della propria capacità di rinnovarsi, ma difendere i diritti significa anche comprendere che cosa li rende possibili. 

 La libertà di esprimersi convive con quella degli altri; la rabbia, anche quando nasce da ragioni comprensibili, non cancella il valore dei beni e degli spazi condivisi, e la cultura, che dovrebbe accompagnare i giovani proprio nella conquista di una maggiore autonomia di pensiero, non può diventare il bersaglio di una protesta che rivendica dignità e ascolto. 

Sarebbe tuttavia sbagliato lasciare che gli episodi di violenza oscurino il significato di ogni manifestazione studentesca. In questi stessi giorni, in diverse realtà italiane, ci sono giovani che hanno scelto di partecipare in modo civile e pacifico alle iniziative contro il carovita e il caro carburanti.

Studenti che hanno voluto affiancare con la propria presenza e la propria voce le preoccupazioni di agricoltori e autotrasportatori in protesta, dando espressione a un disagio che attraversa categorie diverse e che tocca, in modi differenti, la vita quotidiana di tutti.

È importante ricordarlo per non cadere nell’errore di giudicare un’intera generazione attraverso le immagini più drammatiche. I giovani non sono tutti uguali, così come non lo sono le motivazioni e i comportamenti di chi scende in strada.

Ci sono ragazzi che cercano risposte, che si informano, che partecipano e che credono nella possibilità di cambiare le cose senza fare del conflitto una ragione per ferire o distruggere.

La cultura può aiutare a distinguere queste strade. Non perché leggere renda automaticamente migliori, ma perché la conoscenza offre strumenti per capire le conseguenze delle proprie azioni, riconoscere la dignità altrui e non confondere la forza di una convinzione con la libertà di imporla.

Un libro può insegnarci che il mondo non si divide sempre in ragione e torto, in amici e nemici; che i problemi sociali richiedono risposte complesse e che il confronto, per essere autentico, deve lasciare spazio anche a chi la pensa diversamente.

Una libreria danneggiata, allora, dovrebbe interrogarci senza trasformarsi in un pretesto per alimentare altre contrapposizioni. Dovrebbe ricordarci che la cultura è un bene fragile e prezioso, che appartiene a tutti e che tutti abbiamo la responsabilità di custodire. 

Non solo perché i libri costano, perché i locali devono essere riparati o perché qualcuno dovrà farsi carico dei danni, ma perché ciò che si mette in pericolo è anche l’idea di una comunità capace di discutere senza rinunciare al rispetto.

Chi protesta per il costo della vita chiede, in fondo, di poter vivere meglio.

E vivere meglio non significa soltanto arrivare alla fine del mese con meno preoccupazioni economiche. Significa anche abitare un Paese nel quale le persone possano esprimersi, studiare, leggere, dissentire e partecipare senza che il dissenso si trasformi in sopraffazione.

Se chiediamo più diritti, dobbiamo saper riconoscere e proteggere anche gli spazi che rendono quei diritti concreti. Se chiediamo ascolto, dobbiamo lasciare aperta la possibilità del dialogo.

E se vogliamo un futuro migliore per i giovani, dobbiamo difendere tutto ciò che può aiutarli a costruirlo: la scuola, la cultura, il confronto e il rispetto reciproco.

Quando si danneggiano i libri si rischia di colpire uno dei luoghi in cui impariamo a essere liberi, anche quando il mondo intorno a noi sembra offrire poche ragioni per esserlo. 

Antonietta Malito
Antonietta Malito