“Il reato di pensare”

“ Il reato di pensare di Paolo Crepet è un impercettibile filo spinato che inibisce la mente di chi ancora vorrebbe immaginare senza paura di pensare a ciò che sta pensando. Da che mondo è mondo despoti, potenti, dittatori, ma anche semplici cittadini – basterebbe pensare alle relazioni sentimentali e familiari -hanno temuto il pensiero libero. La storia insegna che i conflitti sono nati per sradicare, impedire, punire chiunque abbia cercato di esprimere le proprie opinioni. Il linguaggio, ogni forma espressiva, è lo strumento più facile da controllare; non il pensiero che rimane spesso celato, alimentando sospetti, paranoie, dubbi su fedeltà e obbedienza, disponibilità alla sudditanza, propensione al tradimento. Per questo l’immaginazione è sempre più ricca delle parole, quindi insidiosa e potenzialmente pericolosa. Eppure dopo secoli di civilizzazioni una parte consistente dell’umanità aveva lambito una certa idea di libertà. Molti sono convinti che il prossimo futuro consentirà nuove frontiere, avanzamenti, conquiste civili. Nonostante nuove guerre e massacri molti continuano a essere convinti che lo spazio per le libertà continuerà ad ampliarsi. Questo spettacolo nasce invece da sensazione diversa, stiamo lambendo un imprevisto quasi paradossale, un limite che silenziosamente sta facendo regredire la civiltà invece di garantire un progresso. una muraglia invisibile per secoli ha sfidato l’umanità più coraggiosa, ora sembra illuderla “.

Il testo riportato, integralmente ripreso dal libretto pubblicitario edito dal Comune di Latina per la stagione artistica “Liberi di scegliere” presso il Teatro D’Annunzio di Latina , è la presentazione dell’incontro speciale di Paolo Crepet.