La diretta integrale sul canale YouTube di Diario Pontino.
Anche quest’anno Diario Pontino era tra i tanti accorsi per ammirare la Stella Maris, testimone di una tradizione che ogni anno rinnova la sua magia, capace di incantare fedeli e non, unendo tutta Latina in un unico, grande abbraccio tra terra e mare.
Guardare la Statua di Maria partita dal Porto Canale di Rio Martino verso Foce Verde, avvolta dall’immensa stella illuminata che la custodisce, è un’emozione profonda che fa battere il cuore.
In ogni punto della spiaggia in cui si accendeva la luce di un fedele o di un gruppo in attesa, l’imbarcazione si è soffermata per un “inchino” pieno di grazia, a cui la costa ha risposto in festa tra fuochi d’artificio e tuffi in acqua: un suggestivo corteo marino che unisce simbolicamente tutta la costa pontina e benedice chiunque sia accorso a ricevere il Suo amore.
Accanto alla statua, fedele alla sua missione, c’era Padre Jérôme. Con il contagioso entusiasmo che lo contraddistingue, ha accompagnato la processione via mare invitando tutti a fotografare la Vergine e a diffonderne l’immagine con i telefoni per far viaggiare la Sua luce ovunque.
La sua presenza è frutto della lungimiranza del Vescovo Mariano Crociata, guidato da una profonda devozione mariana, che nel 2020 ha voluto affidare la Parrocchia Stella Maris alla Provincia della “Santa Famiglia“, dando vita a una vera e propria “missione al contrario”: sacerdoti venuti dal cuore dell’Africa a supporto spirituale delle nostre comunità.
Vedere un parroco “straniero” curare con tanto amore la nostra tradizione spirituale assume un significato straordinario per una città che si avvia a festeggiare i suoi primi 100 anni. Latina è nata dal sacrificio di uomini e donne giunti da lontano per bonificare la palude; oggi, in un contesto storico ed economico difficile in cui l’integrazione appare complessa, il filo rosso della storia unisce gli “stranieri” di ieri a quelli di oggi.
Un binomio che dimostra come la convivenza tra culture diverse e il desiderio di costruire insieme un mondo migliore siano nel DNA stesso di questo territorio.
Ma spenti i fuochi e archiviata la festa, la realtà dei fatti torna a bussare forte alla porta.
Tra pochi giorni riapriranno le scuole e la sensazione è che nulla sia stato migliorato durante la pausa estiva: chissà quante caldaie siano state davvero controllate nei plessi e quali siano le reali risorse destinate ai nuovi asili nido comunali, alle mense scolastiche e al sostegno per i più fragili.
Le associazioni sportive torneranno a implorare alla chetichella il potere costituito per racimolare qualche orario nelle palestre, mentre tante altre realtà restano prive di spazi, esattamente come le squadre professionistiche della città. Qualcuno saprà mai spiegare chiaramente chi e come gestirà lo stadio, la piscina e le strutture adiacenti?
Sul fronte dei servizi essenziali il quadro è desolante: del trasporto pubblico non si hanno notizie di efficienza né di reale copertura; la gestione dell’acqua — un tempo patrimonio di tutti — continua a peggiorare; la raccolta dei rifiuti resta un rebus irrisolto, per non parlare del degrado e dell’abbandono che regnano nell’area delle autolinee, dove tra cassonetti stracolmi i topi sono ormai di casa.
I borghi e la frazione di Latina Scalo si sentono dimenticati, mentre nel centro cittadino le luci si accendono a intermittenza: solo per quei pochi privilegiati a cui è concesso palcoscenico e sostegno grazie alla loro misteriosa capacità di intercettare i fondi di quella famosa “filiera di governo” di cui nessuno comprende contorni e direzioni, e soprattutto in cosa consista questa “filiera” così magnanima con pochi eletti.
Nessun raggio di luce viene invece riservato a chi cerca di colmare il vuoto sociale con arte, cultura, sport e musica, regalando umanità alla città senza gravare sulle casse pubbliche.
A fronte della costante risposta che “i soldi non ci sono” per un calendario estivo degno di un capoluogo, scopriamo dai banchi dell’opposizione finanziamenti sbalorditivi per interventi più che discutibili: come i 27.000 euro spesi solo per l’inaugurazione di un parco che esiste da sempre.
Anzi, un parco costato complessivamente 6 milioni di euro (peraltro incardinati dalla precedente amministrazione), che dopo tre anni di cantieri e attese interminabili per sostituire una ringhiera, tagliare qualche siepe, sistemare due giochi e un percorso accessibile ai meno abili e alle carrozzine, viene raccontato come se fosse stato edificato da zero.
Un atteggiamento che lascia un retropensiero amaro sugli organi di controllo della spesa pubblica, fino a far pensare che chi ricopre quei ruoli sia stato ingannato dal cantiere trovato in città e abbia creduto che quei fondi siano serviti a costruire la struttura dalle fondamenta.
Per chi è nato e vive a Latina, assistere a tanta enfasi e a una tale mancanza di verifica di fronte a risultati così modesti è umiliante: è lecito chiedersi se tutto questo sia normale o se si pretenda di far passare l’ordinario (e persino il ritardo) per straordinario.
E se parliamo della marina, il bilancio è ancora più imbarazzante. Per il nostro litorale fantasma le ricette ormai sprecate lasciano spazio a un fatto incontrovertibile: il nulla cosmico.
Mentre nei comuni vicini le piazze si riempiono di musica ed eventi nonostante le risorse ridotte, a Latina chi tenta autonomamente di animare la città e il lungomare con serate e iniziative deve scontrarsi con un muro burocratico insormontabile.
Unico strappo alla regola si registra quando interviene la benedizione del “politico di turno”, capace di concedere deroghe e corsie preferenziali tra le foto di rito della giunta e di lestofanti riciclati accorsi in pompa magna, pronti poi a bollare come “rosicone” o “nemico dello sviluppo” qualunque cittadino o organo di controllo che sollevi dubbi sulla regolarità e sull’opportunità delle procedure.
La notte della Stella Maris, tuttavia, ci lascia una lezione più grande di qualsiasi inefficienza di palazzo: Latina non è la delusione di chi la governa, ma la forza di chi la vive.
Vedere le migliaia di luci accese lungo la battigia da Rio Martino a Foce Verde dimostra che l’anima vera della nostra comunità è viva, generosa e desiderosa di riscatto. L’“inchino” dell’imbarcazione verso la spiaggia e l’abbraccio spirituale di testimoni come Padre Jérôme sono il simbolo di una benedizione e di una dignità che non vanno perdute.
Se un momento di fede e unione riesce a spazzare via la rassegnazione, significa che le energie umane per cambiare passo ci sono ancora tutte. Abbiamo il diritto e il dovere di pretendere un’amministrazione all’altezza della città, sorretti dalla certezza che finché sapremo stringerci e guardarci negli occhi come ieri sera sul nostro mare, per Latina ci sarà sempre la possibilità di rialzarsi.
A cura di Giuseppe Di Sangiuliano.


