La Vicenda del Caffè Poeta e il “teatrino” delle risposte Istituzionali

Giuseppe Di Sangiuliano
Foto di rito o apparenza ipocrita?

L’Inconsistenza dell’azione e l’incoerenza politica.

Ma la parola “scusa”… Sindaco Celentano e tutta la maggioranza che la sostiene la conoscete???? : «SCUSATE se questo tema, ad oggi, lo abbiamo messo da parte»; «Scusate se ad oggi la situazione riguardante il centro storico e piazza del Popolo è identica a quella che abbiamo ereditato dagli ultimi 20 anni di governo cittadino»; «Scusate se chi avrebbe dovuto, da Palazzo Chigi, nulla ha potuto fare con noi e con tanti altri Comuni d’Italia»; « Scusate se il Governo Nazionale, guidato dal mio partito di riferimento – che elegge, peraltro, nel nostro collegio elettorale da due legislature i leader della segreteria nazionale – nulla ha potuto per aumentare la sicurezza nelle città».

La premessa e i fatti

Luca Targa, giovane imprenditore, ha vinto il bando comunale e da pochi mesi gestisce lo storico Bar Poeta sotto i portici di Piazza del Popolo, nei locali di proprietà del Comune di Latina. È riuscito a realizzare quanto aveva sognato e raccontato nel progetto con cui si è aggiudicato l’affidamento del bar. E la meraviglia sta nel fatto che quanto previsto nel progetto era poca cosa rispetto al risultato finale, un Bistrot letterario ben riuscito.

Dopo aver subito tre furti con scasso in pochi mesi, l’ultimo nella notte tra il 25 e il 26 Agosto, Luca ha scritto una lettera aperta piena di passione e rammarico. In essa denuncia come una piazza semplicemente chiusa al traffico non sia, di per sé, una vera “isola pedonale” se manca di arredi, ombra, sicurezza e programmazione culturale.

La risposta del Sindaco Matilde Celentano non si è fatta attendere. Un comunicato formale in cui si promette di «rimettere in agenda il tema dell’isola pedonale» e di «aprire un confronto concreto con gli esercenti». Una lettera e una risposta, parrebbero , poco gradite da alcuni consiglieri di maggioranza, ma che hanno avuto comunque un forte eco.

Un’eco scontato per come sono state riportate dai tanti che hanno sentito il semplice bisogno di commentarle – per qualsivoglia libera ragione, per il ruolo professionale che ricoprono o per il loro legittimo stipendio – di condividerla e/o semplicemente di sottovalutarla.

Ad alcuni, invece, come il sottoscritto, è rimasta una forte sensazione di solitudine. Una sensazione di ritrovarsi avvolto e stretto così forte da un alone centrifugo intento a risucchiarmi nelle sabbie mobili, insieme a tutti coloro che osano sognare e a tutti coloro che chiedono di poter esprimere un pensiero, anche per onorare gli sforzi di chi la bonifica in questa valle paludosa l’ha fatta.

Dalla solitudine allo sdegno: la foto e l’ipocrisia

Il mio tentennamento nel commentare nell’immediato, per strapparsi di dosso quell’alone desolante provato, era dettato dai protagonisti del momento. L’autore del comunicato è il Sindaco, donna che stimo e che considero trasparente e coerente con il suo essere in privato; l’autore della lettera è un ragazzo con cui ho “succhiato frammenti magici di vita vissuta” in età giovanile. Un vero dilemma su come rappresentare un ragionamento su una questione generale prendendo spunto da due persone per bene.

Ma la foto pubblicata dal quotidiano Latina Oggi ha poi infranto ogni esitazione. Una foto che racchiude in sé quell’alone desolante. Rappresenta l’ipocrisia totale. Con quei sorrisetti e con quelle vanità nascoste così forti che annientano di colpo CHI fino a ieri si sentiva giudicato complice delle malefatte ereditate in città , per averli votati e sostenuti e CHI oggi viene etichettato come un’ inconcludente rancoroso perché privato dalla “gratificazione” ad  essere  ricevuti  e magari fotografati nelle loro stanze parlamentari nazionali ed europee, regionali e  comunali.

 Lo schema è il solito: risposte d’ufficio e promesse di futuri tavoli tecnici e foto di rito ipocrite, utili per rassicurare tutti sulla risoluzione del problema e per sugellare la bontà del potere costituito (sia esso rappresentato dal Presidente della Repubblica, dal Re, dal Capo del PCUS , dal Duce, e perché no da Che Guevara…).

In questo caso specifico , il ricevuto è uno dei tanti nipoti dei protagonisti di quella bonifica avvenuta nella zona di Borgo Faiti . La sua lettera viene considerata come quella di un bimbo che cerca, con la paura di non offendere, di dire a Babbo Natale di non sbagliarsi anche quest’anno con il giocattolo richiesto, e sempre rispettoso gli chiede di perdonarlo se l’altra volta lo contestò, perché bisogna giustamente guardare avanti e volersi bene.

Peccato però che in questo caso non si cerchi di ricordare la consegna di un giocattolo desiderato, ma la richiesta è di non dimenticarsi di quella questione tanto cara a molti cittadini. Una questione che addirittura in molte occasioni è stata oggetto fondamentale di scontro, anche duro e al limite del razzismo ideologico, giustificato da strane identità morali superiori decantate da parte di coloro che chiedevano il consenso agli elettori per scrivere un nuovo libro.

L’inconsistenza dell’azione e l’incoerenza Politica

L’episodio e la risposta del Sindaco mettono in luce una triste verità. In primis l’inconsistenza della risposta amministrativa: dichiarare di “rimettere in agenda” un tema primario dopo oltre tre anni di governo rivela l’incapacità della giunta di programmare la vivibilità del centro storico. Come si può fare una simile dichiarazione, con una squadra composta per la maggior parte da esponenti politici che hanno vissuto i banchi del Consiglio Comunale e incarichi di responsabilità amministrativa negli ultimi vent’anni? Questa maggioranza non si è forse candidata promettendo di avere le chiavi per risolvere l’immobilismo della giunta precedente?

Targa non si è limitato a lamentarsi della sicurezza. Ha scritto una lettera aperta che merita di essere letta fino in fondo. Dice una cosa semplice e potente: un’isola pedonale non è tale solo perché ci hai tolto le macchine. Un’isola pedonale esiste quando le persone desiderano restare. Servono panchine, ombra, servizi, verde e la possibilità per le attività responsabili di organizzare piccoli momenti culturali (presentazioni di libri, musica acustica, incontri) in fasce orarie ragionevoli. Oggi Piazza del Popolo ha poco di tutto questo. Il rischio concreto è che si sia creata una “piazza chiusa”, non una piazza viva.

La risposta del Sindaco Celentano è arrivata: solidarietà, elenco delle cose fatte (isola pedonale istituzionalizzata, restyling, telecamere, Natale, Carnevale, tre edizioni del BIP – Basket in Piazza, bando per il Bar Poeta) e l’impegno a riaprire un confronto.

Ed è qui che la risposta diventa, a mio avviso, allucinante. Targa chiede cultura, socialità quotidiana, arredo urbano, possibilità di far vivere la piazza come luogo di comunità. L’amministrazione risponde mettendo in fila, con orgoglio, il Basket in Piazza (un mese intero di occupazione dello spazio pubblico , limitando di fatto ad altri di esprimersi) e il ritorno del Carnevale. Come se il desiderio di una piazza abitabile, con libri, conversazioni e leggera animazione culturale potesse essere soddisfatto da eventi sportivi organizzati da soggetti privati o da enti che ricevono fondi e massima disponibilità di spazi comunali per promuovere le proprie società e associazioni.

Il Sindaco tiene da tre anni la delega alla Cultura. Eppure, di fronte a una richiesta precisa di vita culturale leggera e di qualità dello spazio pubblico, la replica istituzionale finisce per mettere sullo stesso piano un bistrot letterario e un mese di canestri.

Latina non ha uno sbocco autostradale, non ha un porto, non ha un aeroporto, non ha una stazione nel cuore della città, ha un trasporto pubblico sempre più ridotto e un lungomare che fatica a sembrare tale.

Ha però stadio, piscine, palazzetto, CONI e un teatro a due passi dal centro. E cosa si sceglie di fare della piazza principale? La si occupa periodicamente con eventi sportivi che, nella migliore delle ipotesi, promuovono società alle quali i cittadini poi iscrivono i figli a pagamento, mentre gli spazi per praticare sport restano oggetto desiderato di tante realtà associative.

Il giudizio mancato e il paradosso della sicurezza

Un altro punto riguarda il giudizio mancato sul ruolo dei “delfini” e dei leader di maggioranza. Il Sindaco Celentano, persona di riconosciuta integrità personale, si trova a dover gestire un’eredità pesante e i presunti condizionamenti dei leader di partito locali. Varie sono state le circostanze, anche ben difese, nel ricordare che fosse giusto andare fino a Roma per trovare una soluzione di convivenza tra le forze di maggioranza. Costoro, oggi insediati in Parlamento e in posizioni di governo regionale e nazionale, sembrano sempre più un ostacolo, invece di quell’”oliera” promessa da quella “filiera di governo” (figura talmente mistica e venerata costantemente che qualcuno avrà sicuramente avuto grazia di incontrarla!).

Infine, il nodo della sicurezza e della spesa pubblica. Nonostante la filiera di governo di centrodestra (Provincia, Comune, Regione, Governo Nazionale e Commissione Europea rappresentata dal Governo Italiano con uno dei ruoli più importanti mai avuti dall’Italia, che oggi abbiamo grazie all’autorevolezza italiana per tramite del Presidente Meloni ), non si registrano incrementi di organico delle forze dell’ordine sul territorio di Latina per un bacino di circa 120.000 abitanti (e 600.000 provinciali). Le risorse pubbliche statali vengono direzionate verso voci di spesa differenti (come la spesa militare e il riarmo), lasciando sguarniti spazi pubblici a poche centinaia di metri da Questura e Comandi di sicurezza provinciali.

Chissà se Targa avrà avuto il privilegio di vedere in anteprima i missili e i carri armati che il Governo Meloni, con un debito di 20 miliardi di euro da far pagare ai nostri figli, farà arrivare a Piazza del Popolo per difendere la Prefettura, Caserma dei Carabinieri, la Questura , il Comando provinciale della Guardia di Finanza, il Tribunale , la Procura , l’Ospedale e quindi di riflesso gli abitanti, gli esercizi commerciali e i cittadini del centro della città?

Per i borghi , la stazione centrale e unica del trasporto pubblico , per la Stazione Ferroviaria e per il resto della città ci vuole pazienza e maturità da parte dei cittadini che si ostinano a voler girare all’imbrunire e addirittura a fermarsi a fare benzina.

Però avremo le telecamere per la sicurezza e, quindi, almeno in questo caso, l’amministrazione ha iniziato a pretendere da Regione e Ministero qualche investimento per il capoluogo di Provincia, senza che ci sia stata la necessità di tamponare situazioni fuori controllo degne di sceneggiature criminali, senza che la città si sia mai svegliata dalle bombe o dagli incendi dolosi o dagli omicidi o dalle svariate intimidazioni subite dalle autorità giudiziarie e di polizia… ….E daje!!!!! Almeno questo risultato programmatico e di prevenzione va riconosciuto a tutti, tranne forse ai tanti che, bontà loro, sono così contenti di essere trattati da ignobili sudditi, o in particolar modo a chi legittimamente e democraticamente viene riconfermato, o forse no?

E qui nasce la desolante sensazione di smarrimento e di imbarazzo nel commentare la situazione: forse la responsabilità è di chi legittimamente sceglie i protagonisti del governo locale e nazionale? non saprei.sicuramente hanno ragione gli eletti , in fin dei conti, a sentirsi estranei e superiori dinanzi a quei pochi e isolati cittadini che si lamentano e che credono di poter dire qualcosa di diverso e fanno bene a chiedere pene severe verso coloro che nella peggiore delle ipotesi si manifestano in modo violento e vigliacco nei confronti dei governanti.

Violenti e istigatori all’odio istituzionale vanno identificati e isolati da tutti coloro che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione, senza se e senza ma, e soprattutto da parte dei rappresentanti delle istituzioni e non come quando il Segretario di Rifondazione Comunista  Fausto Bertinotti  ( Il nucleo del dibattito ruotava attorno alla complessa distinzione tra la ferma condanna dell’atto criminale e la necessità politica di analizzare il contesto sociale ed economico in cui il terrorismo cercava di fare proselitismo.), prima di condannare moralmente gli assassini del prof. Marco Biagi durante la trasmissione televisiva Porta a Porta “quarta camera di allora “   volle premettere non so cosa …. Eh, no!! Sempre e solo Libertà di esprimersi, di contestare e di poter partecipare al dibattito pubblico, ma mai e poi mai dare giustificazione ad atti di violenza.

Il confronto, se sarà davvero aperto, dovrà partire da una domanda semplice e scomoda: la Piazza del Popolo è il salotto di tutti i cittadini o uno spazio che periodicamente viene concesso a chi organizza e promuove le proprie attività? Il resto, per ora, è solo noia.

A cura di Giuseppe Di Sangiuliano.