Mister Parisi: la storia di 40 anni di calcio in Provincia di Latina

Giovanni Luca Amodio
“Mister Parisi: la storia di 40 anni di calcio in Provincia”

Intervista di Giovanni Luca Amodio

Nome: Giuseppe Parisi.
Anno di nascita: 1958.
Segni particolari: mister dal 1986.

Parlare con Parisi – per tutti “Paris”, “Sven” o “Peppone”, a seconda del campo in cui lo si è incontrato – significa aprire una finestra sul mondo del calcio provinciale e affacciarsi su un panorama fatto di passione, sacrifici e memoria.
Un campo, una panchina, un pallone: il suo universo da quasi quarant’anni.

Giovanni Luca Amodio: Mister Parisi, come è iniziata la sua lunga storia nel calcio?

Giuseppe Parisi: Sono nato a Sabaudia nel 1958 e, come tanti ragazzi della mia generazione, ho cominciato presto a dare calci a un pallone. Negli anni ’70 e ’80 il calcio era davvero lo sport di tutti, ma per emergere servivano determinazione, voglia e talento. A ventotto anni ho capito che la mia passione doveva prendere una nuova direzione: quella della panchina.


G.A.: E così nasce l’allenatore Parisi. Ricorda come è successo?

G.P.: Sì, nel 1986 giocavo nel Cos Latina. A un certo punto la società mi chiese di sedermi in panchina per tentare una salvezza che sembrava impossibile. E invece il miracolo arrivò. Da quel momento non mi sono più alzato: è iniziata lì la mia storia da mister.


G.A.: Lei ha vissuto il calcio delle categorie provinciali, tra Promozione, Prima e Seconda. Che ambiente era?

G.P.: Era un mondo vero, autentico. Allenavi ragazzi che lavoravano tutto il giorno e poi, due o tre volte a settimana, venivano al campo con la stessa voglia di professionisti. I moduli e gli schemi erano concetti lontani: contavano la passione, il gruppo e la parola del mister.


G.A.: Guardandosi indietro, quali sono i momenti che ricorda con più piacere?

G.P.: In tutte le società dove ho lavorato – Cos Latina, Agora, Faiti, Bainsizza, Borgo Vodice, Borgo Flora, Vis Sezze, Antonio Palluzzi Priverno, Borgo San Michele – ho avuto grandi soddisfazioni. Ho vinto cinque campionati, ma sono orgoglioso anche delle salvezze conquistate in situazioni quasi disperate. Quando vinci, la gioia è immediata, ma certe salvezze hanno un valore tecnico e umano persino maggiore.


G.A.: C’è qualcuno che vuole ricordare in modo particolare?

G.P.: Tantissime persone. Ho avuto la fortuna di incontrare presidenti seri e appassionati, come Giancarlo Rosato, Gambaretto, Bucciarelli e Oliviero Ricci. E poi i giocatori, veri uomini prima ancora che atleti. Se devo citarne tre, dico Antonio VitaliGiovanni Di Trapano – per tutti “la Pignatella” – e Maurizio Antongiovanni.


G.A.: Dopo tanti anni e centinaia di panchine, c’è ancora spazio per nuovi sogni?

G.P.: Sì, perché non riesco a staccarmi del tutto. Negli ultimi anni ho lavorato con i più piccoli a Sabaudia, ma vedendo lo stato attuale del calcio locale la tentazione di tornare in panchina è forte. Il documento dice sessantasette anni, ma dentro mi sento ancora quel ragazzo del 1986.


Una vita in panchina, tra sudore, sorrisi e passione.
Perché, come dice mister Parisi, “il calcio non lo scegli: lo vivi, ogni giorno, finché il pallone continua a rotolare”.

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