“Parole e dialetti nell’Agro Pontino”

Parole e dialetti nell' Agro Pontino

A Borgo Podgora una serata per custodire la memoria delle lingue del territorio.

Una serata dedicata alle radici, alla memoria e alla straordinaria ricchezza culturale dell’Agro Pontino. Martedì 30 Giugno alle ore 21:00, nel Parco Pubblico di Borgo Podgora, si terrà “Parole e dialetti nell’Agro Pontino”, appuntamento promosso da Cammino ODV, in collaborazione con Atile Edizioni, per continuare un percorso di valorizzazione delle lingue madri, dei dialetti e delle culture che vivono e si intrecciano da sempre nel territorio pontino.

L’evento nasce con l’obiettivo di dare voce a quelle espressioni linguistiche che rappresentano non soltanto un patrimonio da conservare, ma una parte viva dell’identità collettiva di intere comunità. I dialetti, infatti, non sono soltanto un modo di parlare: sono storia, appartenenza, memoria familiare, musicalità del quotidiano, sguardo sul mondo. Sono il racconto di un popolo e del suo modo di abitare il tempo, i luoghi, le relazioni.

In un’epoca in cui la comunicazione tende sempre più all’omologazione e alla standardizzazione, custodire i dialetti significa anche difendere una pluralità di voci, di esperienze e di sensibilità che rischiano di essere soffocate da modelli culturali sempre più uniformi e spesso estranei alla storia dei territori. Per questo Cammino ODV porta avanti durante tutto l’anno un lavoro costante di promozione culturale nei centri sociali, nelle biblioteche, nelle scuole e nei luoghi di incontro, raccogliendo testimonianze, racconti e poesie che restituiscono dignità e spazio alle tante “lingue” della terra pontina.

Il valore di questo impegno è ancora più forte oggi, in un tempo in cui la velocità della comunicazione e le trasformazioni tecnologiche rischiano di mettere in secondo piano il patrimonio umano, relazionale e culturale custodito nelle parole della tradizione. “Custodire e tramandare la memoria” non è dunque un gesto nostalgico, ma un atto culturale e civile: significa salvaguardare i valori della socialità, dell’ascolto, del racconto condiviso e di quella umanità quotidiana che si esprime anche attraverso la lingua delle origini.

La serata di Borgo Podgora si inserisce pienamente in questa visione e sarà un’occasione per ascoltare poesie, racconti e testimonianze in veneto, sezzese, romano, nei dialetti dei Lepini, in calabrese, in campano e in napoletano, in un intreccio di suoni, cadenze e storie che raccontano la vera anima dell’Agro Pontino: una terra costruita nel tempo dall’incontro di popoli, provenienze, migrazioni, tradizioni e culture differenti.

Un mosaico umano e linguistico che rende il territorio pontino un luogo unico, dove la diversità non è un confine ma una ricchezza condivisa. Una vera “umanodiversità”, come la definiscono gli organizzatori, che trova proprio nella pluralità delle lingue uno dei suoi segni più autentici.

L’iniziativa è organizzata da Cammino ODV insieme al Centro Sociale di Borgo Podgora-Borgo Carso e all’Associazione Trevisani nel Mondo, in una collaborazione che testimonia il valore della rete tra realtà sociali e culturali impegnate nella tutela del patrimonio immateriale del territorio.

A prendere parte alla serata saranno numerosi scrittori, poeti e autori, chiamati a dare voce alle diverse anime linguistiche dell’Agro Pontino. Interverranno Riccardo Visentin, Giovanni Pacella, Lucia Fusco, Paola Cacciotti, Sabrina Fardello, Alessandra Corvi, Laura Marangon, Maria Supino, Dora Uspi, Carla Zanchetta, Alfredo Severino, Romualdo Iltini, Marco Ardissone, Enrico Visentini, Marina Medea, Salvatore Maggio, Antonina Battisti, Loreta Palombi e Francesco Molino. Sarà inoltre presente Enzo Ascenzi, presidente del Centro Sociale Podgora-Carso. A moderare l’incontro sarà Antonio Scarsella.

“Parole e dialetti nell’Agro Pontino” si annuncia così come un momento di incontro e condivisione, una sera d’estate in cui la poesia, il racconto e la forza evocativa delle lingue del territorio torneranno a farsi comunità. Tante voci diverse, dunque, per raccontare una sola grande storia: quella di un territorio che continua a riconoscersi nella pluralità delle sue radici.

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