Il racconto di un percorso fatto di inclusione, trasformazione e bellezza condivisa.
C’è un momento, raro ma prezioso, in cui l’arte smette di essere solo espressione individuale per trasformarsi in legame, in ascolto, in possibilità. È quello che accadrà mercoledì 1 ottobre 2025 alle ore 17.00 presso OpenHub Latina (Via Tiberio 32), in occasione dell’inaugurazione della mostra collettiva “Risonanze Visive – Quando l’Arte diventa Cura”.
Un titolo che non è solo evocazione poetica, ma dichiarazione d’intenti: questa esposizione non si limita a mostrare opere, ma testimonia un processo. I lavori in mostra sono infatti il frutto di percorsi di arteterapia e laboratori espressivi che hanno coinvolto bambinə, ragazzə e adultə, restituendo immagini e segni che raccontano vissuti, trasformazioni, possibilità di incontro.
È proprio qui che risuona il valore più profondo dell’arte: nella sua capacità di diventare strumento di inclusione, relazione, cura. In un mondo che corre e frammenta, Risonanze Visive invita a rallentare, a guardare con occhi nuovi, a sentire l’altro attraverso forme e colori.
Ma la mostra è solo il punto di partenza. Con essa si apre anche il programma di eventi “L’Arte al servizio della Comunità Educante”, una serie di appuntamenti pensati per amplificare la riflessione: tavole rotonde, laboratori per le scuole, incontri esperienziali aperti a cittadinə e professionistə. Un’occasione preziosa per dialogare su come l’arte possa agire dentro e fuori i contesti educativi, come spazio di ascolto, come pratica trasformativa, come linguaggio accessibile a tutte e tutti.
OpenHub Latina si conferma così non solo luogo fisico, ma spazio vivo, attraversato da progettualità che mettono al centro le persone, le comunità, i processi di crescita collettiva. In un’epoca in cui parlare di cura rischia di diventare un cliché, iniziative come questa restituiscono concretezza e visione a un termine che, invece, dovrebbe tornare ad avere peso, forma, sostanza.
“Risonanze Visive” è un invito. A partecipare, a sentire, a lasciarsi toccare. Ma soprattutto, a credere che l’arte – davvero – possa essere cura.
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