Prosegue la Rubrica “Storia e Storie pontine”, a cura di Emanuele Bonaldo, con una nuova puntata dedicata a una vicenda umana intensa e poco conosciuta che attraversa alcune delle pagine più drammatiche del Novecento.
Al centro del racconto la storia di Severino Guerriero, giovane pioniere dell’Agro Pontino e soldato del Genio, la cui vita cambiò radicalmente con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Dalla fatica della bonifica delle paludi di Littoria al fronte nordafricano, fino alla lunga prigionia nei campi britannici in India: un’odissea durata oltre cinque anni.



Il pioniere di Littoria che sfidò il destino tra le paludi dell’Agro e i reticolati dell’India
L’odissea di Severino Guerriero soldato del Genio catturato dagli inglesi durante la caduta di Bardia e rimpatriato dopo cinque anni di prigionia.
La storia dell’Agro Pontino è fatta di braccia che hanno domato la terra ma anche di uomini che quella terra hanno dovuto lasciarla per vestire una divisa che li avrebbe portati ai confini del mondo conosciuto.
Tra questi pionieri della bonifica voglio ricordare la figura di mio nonno Severino Guerriero, un giovane della classe 1919 che prima di diventare un soldato aveva conosciuto la fatica della vita nelle paludi bonificate.
La sua vita mutò radicalmente quando venne inquadrato nel 203° Battaglione Misto Genio e inviato sul fronte dell’Africa Settentrionale mentre i venti di guerra soffiavano impetuosi sul Mediterraneo. Il viaggio verso l’ignoto ebbe inizio nel porto di Napoli dove il reparto ricevette l’ordine di imbarco sulla motonave Piemonte, una delle unità requisite per il trasporto truppe verso la Libia.
Dopo una traversata insidiosa nel Canale di Sicilia il battaglione sbarcò a Tobruk per essere immediatamente impiegato in lavori strategici di fortificazione e nella manutenzione della Via Balbia, l’arteria vitale che collegava il deserto. Il destino di mio nonno si compì definitivamente il 4 Gennaio 1941 durante la drammatica battaglia di Bardia.
La piazzaforte italiana, considerata un baluardo invalicabile con le sue difese a semicerchio lunghe quasi trenta chilometri, venne investita dall’ Operazione Compass scatenata dai britannici. L’assalto finale fu guidato dalla 6ª Divisione Australiana che riuscì a penetrare nel settore centrale della difesa frantumando le linee italiane sotto un inferno di fuoco di artiglieria e attacchi aerei.


In quella giornata cruciale le forze del Commonwealth travolsero le truppe del Genio e della fanteria e il giovane pioniere pontino finì nelle mani del nemico insieme a migliaia di commilitoni mentre la città cadeva in un cumulo di macerie.
Quello che doveva essere un breve conflitto si trasformò per lui in un esilio forzato durato oltre un lustro perché Severino venne trasferito nei campi di prigionia in India controllati dal Regno Unito. In quei campi sterminati del subcontinente indiano l’uomo dovette sopravvivere a condizioni climatiche estreme e alla solitudine della prigionia.
Soltanto l’ 11 Agosto 1946 il soldato Guerriero poté finalmente calpestare di nuovo il suolo italiano mettendo fine a un’attesa durata più di cinque anni. Il documento ufficiale del Ministero della Difesa che certifica il suo ritorno descrive un uomo che ha servito con onore e che è rientrato nella sua Latina con la tempra di chi ha saputo resistere sia alla natura ostile della palude sia alla durezza dei campi di prigionia indiani.
Questa testimonianza oggi rappresenta un tassello fondamentale per comprendere il sacrificio dei coloni pontini che pagarono un tributo altissimo alla storia del Novecento.
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