Mamma: una parola, infiniti significati.
“Mamma” è probabilmente la parola più pronunciata al mondo, da sempre. La ripetiamo ogni giorno, la ascoltiamo fin da bambini, la invochiamo nel dolore, la custodiamo nei ricordi.
Una parola dal significato molteplice, perché racchiude presenza, cura, sacrificio silenzioso, sicurezza, amore incondizionato.
La mamma – che oggi celebriamo – è la persona più importante della nostra vita, colei che ce l’ha donata, che ci ha cresciuto, protetto e guidato nel mondo.


Nel corso del tempo il ruolo delle madri è cambiato profondamente, insieme alle famiglie e alla società. Le donne hanno conquistato diritti, indipendenza, libertà che per troppo tempo erano state negate.
Eppure, accanto a queste conquiste, è rimasta quasi intatta l’aspettativa di dover essere sempre madri perfette, compagne perfette, lavoratrici impeccabili, presenze costanti, anime inesauribili.
Ci sono madri che si alzano all’alba per preparare la giornata; altre che lavorano tutto il giorno e poi tornano a casa per iniziare un secondo turno fatto di compiti, cene, vestiti da sistemare, paure da ascoltare.
Madri che sorridono ai figli anche quando la vita le ha ferite profondamente; madri che affrontano la malattia senza smettere di preoccuparsi degli altri; madri sole, che ogni sera combattono contro la stanchezza e il timore di non farcela, ma continuano comunque a resistere.
E forse è proprio la solitudine una delle prove più dure della maternità contemporanea.
Perché crescere un figlio senza avere accanto un uomo, un compagno, una spalla, significa moltiplicare il peso delle responsabilità e dividere a metà il tempo per sé stesse.
Significa essere rifugio e forza, disciplina e dolcezza, equilibrio e protezione. Significa, tante volte, sentirsi invisibili mentre si regge il mondo di qualcun altro.
Eppure le madri continuano la loro missione anche quando nessuno le ringrazia, quando hanno paura, quando i soldi non bastano, quando il corpo si ammala, quando il cuore si spezza.
Forse perché il loro amore è inesauribile e viene dispensato oggi giorno nelle piccole cose che quasi nessuno vede: una notte insonne, una rinuncia silenziosa, una carezza, un abbraccio, un consiglio.
Ma oggi – Festa della mamma – si dovrebbe
pensare anche alle donne che non sono diventate madri per scelta o per destino e che, nonostante questo, custodiscono dentro un immenso spirito materno.
Donne che si prendono cura degli altri, che proteggono, ascoltano, accolgono. Perché essere materne non significa solo mettere al mondo un figlio ma avere la capacità rara di amare senza misura, di esserci, di nutrire emotivamente chi si incontra.
E poi ci sono le mamme che non ci sono più.
Quelle che il tempo ha portato via ma che continuano ad abitare ogni gesto, ogni abitudine, ogni ricordo. Perché le madri non scompaiono mai davvero, ma restano nella voce con cui ci incoraggiavano, nelle raccomandazioni che da ragazzi ci infastidivano, nei piatti cucinati “come li faceva lei”, nei silenzi pieni d’amore che solo crescendo impariamo a capire.
Forse la verità è che una madre continua a vivere dentro i figli anche dopo l’ultimo respiro.
Oggi le celebriamo tutte. Le madri forti e quelle fragili, quelle sorridenti e quelle stanche, quelle giovani e quelle anziane, quelle che hanno accanto qualcuno e quelle che combattono da sole, quelle che ce l’hanno fatta e quelle che ogni giorno cercano semplicemente di resistere.
E magari, per una volta, invece di chiedere, dovremmo solo esprimere loro il nostro “grazie”. Perché avere una madre che si prende cura di noi è un tesoro inestimabile.
E allora, buona Festa della mamma a tutte. Che sia piena di baci, abbracci, sorrisi, fiori, biglietti, ricordi da rivivere e tanto tanto amore.
A cura di Antonietta Malito.


