Andrea Troisi: l’atleta di casa nostra che ha domato l’ICON Livigno Extreme

Giuseppe Di Sangiuliano

Dalle acque gelide del Nord al doppio Passo dello Stelvio: storia di un ragazzo del nostro territorio diventato l’unico italiano in vetta tra i grandi dell’endurance mondiale.

Quando Andrea Troisi è varcato la soglia dei nostri studi di registrazione a Diario Pontino, la prima cosa che mi ha colpito non è stata la stazza dell’atleta o la medaglia di un’impresa da poco conquistata, ma la disarmante serenità dei suoi occhi.

Lo scatto d’orgoglio e la notizia della sua vittoria lo scorso 4 settembre avevano già fatto il giro dei giornali, noi compresi, ma avevamo bisogno di guardarlo in faccia e farci raccontare da dove nasce un’impresa di questa portata.

Siciliano d’origine ma pontino nell’anima e nel quotidiano, classe ’86, Andrea è uno dei nostri ragazzi. Uno di quelli che la mattina sveglia presto, si reca regolarmente al lavoro – dal 2006 è Senior Operator nella ricerca e sviluppo presso la Bridgestone di Aprilia – e poi, con una disciplina d’altri tempi e un rispetto rigoroso delle regole, si trasforma in un gigante dell’endurance.

In un’epoca in cui vediamo troppi giovani letteralmente “appassire” e spegnersi davanti alla pigrizia di uno schermo, la storia e la testimonianza di Andrea rappresentano un ceffone di salute, uno stimolo a credere in noi stessi e la manifestazione più pulita di cosa significhi vivere lo sport.

La cronistoria di un’impresa ai confini del limite

L’ICON Livigno Xtreme Triathlon non è una semplice competizione: è un viaggio ai confini della resistenza umana. E Andrea Troisi, atleta e coach della Latina Triathlon, ha portato con sé l’orgoglio dell’Agro Pontino e dei Monti Lepini fin sulle vette alpine, piazzandosi ottavo assoluto a Plaza Placheda e secondo italiano al traguardo (risultando di fatto il primo e unico italiano in cima alla graduatoria per la sua categoria).

Dalla sua viva voce davanti alle nostre telecamere abbiamo ripercorso i momenti più drammatici ed esaltanti di questa sfida:

  • I 3.800 metri di nuoto nel gelo: La partenza alle 4:45 del mattino nel buio e a 2.200 metri d’altitudine. Un freddo così punitivo da impedirgli la solita nuotata a stile libero, costringendolo a inventarsi un ritmo diverso pur di uscire dall’acqua 15 minuti prima del cutoff.
  • 170 km in bici e il doppio Stelvio: La rimonta pazzesca sulle due ruote, divorando 5.300 metri di dislivello e scalando il leggendario Passo dello Stelvio due volte (prima da Bormio e poi da Prato allo Stelvio). Al suo fianco, presenza preziosissima e costante, l’amico Carlo Cortese ad assisterlo per l’alimentazione e il supporto mentale.
  • La maratona trail a 2.600 metri: Infine, 42 km su terra con pendenze spezzagambe da affrontare con le bacchette in aria rarefatta. Superato anche il terzo limite di tempo con soli due minuti di margine, Andrea ha risalito la montagna fino allo stop dell’organizzazione per ragioni di sicurezza, chiudendo la sua prova come Finisher a Plaza Placheda.

«La classifica viene dopo. La cosa più importante per me è stata arrivare fino in fondo. Molto spesso i nostri limiti sono soltanto quelli che ci siamo messi nella testa: noi esseri umani possiamo superare molto più di quello che pensiamo.»

Dal ghiaccio delle Alpi alle dune del deserto

Ma la fame di vita e di sport di Andrea non si ferma a Livigno. Durante la nostra intervista mi ha svelato il suo prossimo, clamoroso obiettivo: il 2 aprile 2027 affronterà 250 chilometri di corsa nel deserto. Dal gelo delle vette alpine al caldo estremo delle dune, per dimostrare che l’unica vera sfida che conta è quella con se stessi.

Vi invito davvero a seguire la mia video intervista ad Andrea Troisi: una chiacchierata autentica che fa bene allo spirito, al territorio e a chiunque abbia ancora voglia di mettersi in gioco.

A cura di Giuseppe Di Sangiuliano.