Il peso della Memoria , il valore della Divisa e le Radici del nostro territorio

Giuseppe Di Sangiuliano
4 NOVEMBRE 2026

In occasione del 4 Novembre, tra ipocrisie del dibattito pubblico e riscoperta dell’ Identità Nazionale. A Latina, l’inaugurazione della mostra “La Vittoria” al Museo Giannini con l’ Avvocato Cesare Bruni riannoda i fili del sacrificio dei padri.

Latina – già Littoria – porta incisa nella propria carne e nella toponomastica dei suoi borghi una memoria che non è mai stata semplice né astratta. È la memoria viva di generazioni giunte qui da lontano, principalmente dalle terre venete, per bonificare la palude e costruirsi una vita.

Famiglie che hanno pagato un conto doppio e salatissimo alla storia: da un lato il sacrificio della terra e dei figli caduti nelle trincee o nei conflitti; dall’altro la condanna a vivere in prima linea anche nel dopoguerra, tra l’abbandono morale, sanitario ed economico che per troppi anni ha travolto i reduci di una vittoria costata fiumi di sangue.

Una ricorrenza come quella del 4 Novembre porta con sé cortocircuiti profondi, affrontati e vissuti in modo del tutto disomogeneo lungo l’arco della storia repubblicana. In una società spesso tormentata e persino “nevrotica” di fronte all’idea della Patria e della difesa, l’essenza stessa della Divisa e del ruolo delle Forze Armate si trova costantemente schiacciata tra frange ed estremismi opposti.

Da una parte c’è chi esalta il valore militare con toni velleitari, sperando di asservire l’ordine pubblico a logiche di controllo dogmatico. Dall’altra, con eguale ed opposto fanatismo, troviamo chi identifica gli uomini e le donne in uniforme come veri e propri bersagli da abbattere in nome di una presunta “libertà”, spalleggiati dal silenzio infame e vigliacco di chi non trova mai il coraggio di condannare le violenze contro lo Stato.

È la solita contrapposizione tra chi considera la guerra indispensabile a prescindere e chi si nasconde dietro un “pacifismo anarchico”, pronto a giustificare l’odio verbale o fisico e la violenza contro chiunque non si conformi alla loro visione o governi senza il loro beneplacito.

La realtà, piaccia o non piaccia ai teorici del disarmo a prescindere, è molto più lineare: la divisa rappresenta la garanzia stessa del nostro vivere civile e della nostra sovranità democratica. La guerra è e deve rimanere un tabù, un dramma da evitare con ogni forza, accettabile e inevitabile soltanto ed esclusivamente per potersi difendere. E per potersi difendere, quando la storia lo richiede, è necessario essere pronti, armati e preparati militarmente.

Di fronte a questo, sorge spontanea una domanda che il dibattito pubblico tende spesso a eludere: perché mai la Vittoria che ha completato l’Unità d’Italia viene vissuta con un velato imbarazzo?

Se il principio che si vuole affermare è che le vittorie militari sul campo non debbano mai essere festeggiate in quanto tali — giustificando così il depotenziamento del 4 Novembre —, allora per pura coerenza si sarebbe dovuto chiamare il 25 Aprile per ciò che fu sul piano bellico: “Festa della Vittoria militare delle Forze Alleate”.

È proprio in questo snodo che si consuma la più grande ambiguità: si inneggia al 25 Aprile come a una pura e idilliaca “festa civile di liberazione”, eliminando la parola “militare” per ostentare una finta nobiltà pacifista. Ma è un’omissione di comodo. Tacendo sui mezzi, sulle armi e sul decisivo contributo degli Eserciti Alleati, si lascia volutamente sottintesa l’idea di una vittoria militare tutta e sola partigiana.

È un cortocircuito fatto di falsità, ipocrisia e profonda ignoranza storica: si fa finta di ripudiare il valore militare quando si parla del 4 Novembre e dei ragazzi del Piave, per poi glorificare sottobanco l’impiego delle armi soltanto quando fa comodo a una specifica parte politica.

Resta il fatto che, se questo serve a far vivere dignitosamente anche chi non porta rispetto alla Divisa e tratta i nostri soldati come bersagli, ci si può persino far carico di questo compromesso, a patto che alla fine non si smetta mai di ricordare e festeggiare il valore delle nostre Forze Armate.

Per rispetto della memoria storica e per onorare le migliaia di giovani ragazzi morti per difendere la Patria, il ricordo non deve venire meno. A Latina, questa fiammella della memoria viene tenuta viva con instancabile rigore. L’appuntamento di quest’anno trova casa negli spazi del Museo Giannini, con un’iniziativa di altissimo valore documentale e storico promossa dall’ Avvocato Cesare Bruni.

Un’occasione imprescindibile per riannodare i fili del nostro passato e rendere omaggio a chi, più di un secolo fa, diede tutto per l’Italia.

L’ evento al Museo Giannini

“La guerra degli italiani 1915/1918 – L’interventismo, il sacrificio, la Vittoria” Mercoledì 4 novembre 2026, ore 17:30 presso il Museo Giannini – Via G. Oberdan 13/a – Latina. L’ introduzione e i saluti sono affidati al Dott. Luigi Giannini e a seguire ci sarà l’incontro/intervista a cura di Mauro Corbi che dialogherà con l’ Avvocato Cesare Bruni.

  • 🖼 La Mostra “La Vittoria”: Inaugurata in concomitanza con l’incontro (visibile da mercoledì 4 a domenica 8 novembre 2026), l’esposizione raccoglierà giornali d’epoca, cartoline d’autore e preziosi documenti autografi dei grandi protagonisti della Grande Guerra, tra cui Gabriele D’Annunzio, il Generale Armando Diaz, Emanuele Filiberto di Savoia (il “Duca d’Aosta”) e l’Ammiraglio Paolo Thaon di Revel.

Nota Storiografica

Il 4 Novembre è Festa Nazionale sin dal Regio decreto n.1354 del 23 Ottobre 1922, Anniversario della nostra Vittoria ed è oggi riconosciuto ufficialmente come Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate con la legge 1° marzo 2024, n.27.

Una ricorrenza che ricorda l’entrata in vigore dell’ Armistizio di Villa Giusti (4 Novembre 1918), con cui ebbe termine la Prima Guerra Mondiale sul fronte italo-austro-ungarico. Dopo la disfatta di Caporetto nell’Ottobre 1917, e il ripiegamento sul Piave, la Nazione ritrovò la forza di reagire, unita nel segno della resistenza e del sacrificio.

Le battaglie del Grappa e del Piave, fino alla vittoria di Vittorio Veneto segnarono la conclusione del conflitto e il completamento dell’unificazione nazionale con il ritorno di Trento e Trieste all’Italia. Nel segno del ricordo e della gratitudine verso tutti i Caduti, il 4 Novembre 1921, venne tumulato all’ Altare della Patria, al Vittoriano, il Milite Ignoto, simbolo di tutti i soldati italiani che sacrificarono la loro vita per la Patria.

Dal 1949 al 2023, rispetto alla denominazione ufficiale di «giorno dell’Unità nazionale», le celebrazioni erano indicate tradizionalmente anche come «giornata delle Forze Armate», come appare dai messaggi inviati dal Presidente Luigi Einaudi e dal Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi per l’anniversario nel 1949 e nel 1950:

«Esaltare la data del 4 novembre significa non soltanto rievocare una pagina di storia gloriosa, ma anche tener fede alle generazioni immolatesi nel presagio di Vittorio Veneto e penetrarne il perenne monito che la salute del Paese poggia sulla concordia di tutti i suoi figli nel culto degli ideali di Patria e libertà. In questo spirito, anche e soprattutto le Forze Armate, depositarie di una così illustre tradizione, si apprestano a celebrare quella che è stata a buon diritto prescelta a loro “giornata”.» ( Luigi Einaudi, 1950)

La festività del 4 Novembre (Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate) è stata soppressa nel 1977 con la Legge n. 54 del 5 marzo 1977, un provvedimento con cui lo Stato Italiano eliminò diverse giornate festive per aumentare le giornate lavorative e favorire la produttività.

Nel 2022 il Presidente Sergio Mattarella ha espresso la necessità di formalizzare la denominazione completa:

«Il fatto di ricomprendere in questa giornata la Festa delle Forze Armate appartiene alla tradizione e a quel sentimento di omaggio alla memoria che trova grande riscontro nella coscienza delle nostre comunità. Credo che sia necessario, come ho ricordato alcuni mesi ad indietro al Governo, di assumere in legge la definizione completa e ufficiale del 4 novembre come Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.» (Sergio Mattarella, 4 novembre 2022)

Con l’approvazione della legge 1º marzo 2024, n.27 la denominazione è stata effettivamente modificata in Giornata dell’ Unità Nazionale e delle Forze Armate precisando però che non è ripristinata come festività nazionale. Infatti, già nel 2023 la proposta di legge venne modificata per evitare aumenti di spesa. (Nota biografica: estratto integrale da Wikipedia)

A cura di Giuseppe Di Sangiuliano.