Agro Pontino, il cuore ortofrutticolo del Lazio

Emanuele Bonaldo
Agro Pontino, il cuore ortofrutticolo del Lazio

Tra eccellenze IGP, mercati vicini e sfide idriche, un territorio che produce ricchezza ma chiede investimenti.

L’Agro Pontino è oggi uno dei bacini agricoli più produttivi del Lazio, caratterizzato da una forte specializzazione ortofrutticola e da una filiera corta che guarda con naturale propensione al mercato di Roma e al centro Italia: qui si coltivano in abbondanza kiwi (Kiwi Latina IGP), il celebre Carciofo Romanesco del Lazio IGP, pomodori, insalate, finocchi e altre orticole destinate sia alla vendita fresca che alla trasformazione; la sua fertilità e la rete di aziende e cooperative locali sono un punto di forza che ha favorito la nascita di produttori organizzati e marchi territoriali che valorizzano le produzioni locali. Le zone di maggiore produzione si concentrano intorno a Fondi, Latina, Pontinia, Sezze, Terracina e Sabaudia, dove la bonifica storica e le terre alluvionali hanno creato suoli profondi adatti all’orticoltura; queste aree ospitano anche aziende che vendono direttamente a Roma e catene di distribuzione locali, contribuendo a formare un ampio bacino di vendita che include la Capitale e il Lazio centrale. Negli ultimi anni sono nate esperienze di brand collettivi e consorzi di tutela (da Kiwi Latina IGP al Consorzio del Carciofo Romanesco) e si sono consolidate manifestazioni e sagre dedicate all’enogastronomia — dalla Sagra del Carciofo (appuntamento tradizionale in territori come Sezze) a fiere locali e rassegne che promuovono filiere e turismo rurale — strumenti fondamentali per la promozione e l’economia locale. Tuttavia il territorio affronta criticità significative: la disponibilità idrica e la gestione dei pozzi (siccità e regolazione delle risorse), la pressione dei prezzi sui mercati e questioni legate al lavoro agricolo (inclusa la lotta al caporalato) rimangono nodi aperti che richiedono politiche di supporto, investimenti in infrastrutture irrigue e sistemi di controllo della filiera; proprio per questo associazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura e CIA Agricoltori Italiani giocano un ruolo chiave nella rappresentanza, nella formazione e nella promozione di piani di modernizzazione (dall’irrigazione di precisione ai progetti di sostenibilità) oltre a promuovere “patti territoriali” per sostenere le imprese locali. Le opportunità risiedono nella prossimità al grande mercato urbano, nella possibilità di aumentare la quota di prodotti a valore aggiunto e certificati, e nella crescente attenzione dei consumatori alla tracciabilità e alle produzioni locali; per coglierle servono però strategie integrate tra imprese, consorzi, istituzioni regionali e associazioni di categoria per affrontare le sfide climatiche e di mercato e trasformare i punti deboli in leve di competitività.

Oggi l’Agro Pontino si trova davanti a un bivio decisivo, scegliere se restare un grande orto produttivo o diventare un laboratorio di innovazione agricola e sostenibilità. Le sfide del cambiamento climatico, dell’uso razionale delle risorse e della necessità di garantire redditività ai produttori impongono una nuova visione, capace di unire tradizione e tecnologia. L’introduzione di sistemi di irrigazione intelligente, l’adozione di energie rinnovabili nelle aziende agricole, la spinta verso l’agricoltura biologica e di precisione possono rendere il territorio un modello nazionale di agricoltura sostenibile. Le nuove generazioni di agricoltori, più formate e digitali, stanno già sperimentando forme di integrazione tra agricoltura e turismo, con fattorie didattiche, percorsi enogastronomici e mercati a km zero che rafforzano il legame tra prodotto e territorio. Ma per consolidare queste prospettive serve una visione comune, politiche regionali più mirate, incentivi stabili e un piano di lungo periodo che tuteli le risorse naturali e valorizzi il capitale umano. L’Agro Pontino non è solo una pianura fertile, è una fabbrica di identità e cultura agricola che può guidare la transizione ecologica del Lazio e dell’Italia centrale. Se saprà innovare senza perdere le proprie radici, potrà diventare un modello di equilibrio tra produzione, sostenibilità e valore sociale, capace di coniugare reddito e tutela del territorio.

A supporto di questa visione abbiamo i seguenti dati:

  • Nell’intero Lazio le coltivazioni agricole hanno registrato un valore di produzione (ai prezzi concatenati del 2015) pari a circa 1.755 milioni di euro nel 2022.
  • Per la coltura dell’actinidia (kiwi) nel Lazio, la produzione nel 2022 è stata registrata a circa 152.255 tonnellate.
  • Il distretto ortofrutticolo dell’Agro Pontino ha realizzato oltre 180 milioni di euro di esportazioni nel 2018, con Germania come principale mercato (~50%) e crescita del +20% rispetto all’anno precedente.
  • Nel primo trimestre 2024 il distretto dell’ortofrutta dell’Agro Pontino ha segnato un +2,2% tendenziale nelle esportazioni.
  • Nell’Agro Pontino il comparto orticolo nel Lazio copre circa 24.500 ettari, di cui oltre 16.000 in pieno campo e 8.000 in serra, ossia circa l’11% della SAU regionale.
  • Il nuovo Consorzio Agroalimentare dell’Agro Pontino, costituito nelle prime settimane del 2023, conta 24 aziende associate, oltre 3.641 ettari di terreno e fatturato di circa 275,5 milioni di euro.

Grazie a questi numeri si comprende che l’Agro Pontino non è solo “terra da coltivare”, ma un sistema produttivo di rilievo nazionale, che però richiede investimenti mirati e una governance coerente per affrontare le sfide future.

redeazione@diariopontino.it