La storia di Civita Di Russo
Ci sono storie che non possono restare confinate tra le pagine di un libro, perché appartengono a un patrimonio collettivo, a una memoria che ci riguarda tutti. Una di queste è la storia di Civita Di Russo, avvocata originaria di Formia, che ha pagato un prezzo altissimo per una scelta tanto difficile quanto necessaria: difendere i collaboratori di giustizia nella lotta contro la mafia.
Per anni ha vissuto sotto scorta, protetta dalla Polizia, costretta a sacrificare libertà, quotidianità e serenità per un impegno che altri avrebbero rifiutato. Non è stato un destino subito, ma una decisione consapevole, maturata nel solco di un’etica incrollabile. La sua professione è diventata missione, il diritto si è trasformato in presidio di legalità.
Oggi, al fianco del presidente della Regione Lazio, continua il suo servizio alle istituzioni, ma porta con sé il peso e l’orgoglio di un percorso che l’ha segnata nel profondo. Nel suo libro “Indomita”, presentato lo scorso fine settimana proprio a Formia, il titolo scelto dall’editore racchiude perfettamente l’essenza di questa donna: non piegata, non arresa, non disposta a cedere al ricatto della paura.
Don Antonio Coluccia, figura simbolo della lotta alla criminalità, ha colto l’anima di quest’opera definendola un cammino intenso, in cui emergono insieme la fermezza professionale e la sensibilità umana. Di Russo non idealizza i collaboratori di giustizia, non dimentica colpe e ferite. Ma sceglie di ascoltarli, di sottrarli alla solitudine, di difendere la loro dignità senza mai confonderla con l’assoluzione. Perché – come afferma con forza – “la dignità non si chiede. Si esercita”.
La sua è una testimonianza scomoda e preziosa. Scomoda perché mostra la fragilità delle nostre comunità di fronte al potere mafioso; preziosa perché ci ricorda che la giustizia non è solo repressione, ma anche possibilità di riscatto. In ogni pagina del suo libro c’è la consapevolezza che la legalità non è un’astrazione, ma un atto quotidiano, fatto di presenza, di rinunce, di resistenza morale.
Civita Di Russo è tornata nella sua Formia non per ricevere applausi, ma per condividere un’eredità civile che appartiene a tutti. La sua voce ci chiede di non dimenticare che dietro ogni storia di coraggio ci sono sacrifici personali e famiglie esposte a difficoltà immense. E che senza chi ha il coraggio di essere “indomito”, la lotta alla mafia perderebbe la sua anima più autentica: quella che nasce dalla coscienza, dalla dignità, dalla scelta di stare sempre, comunque, dalla parte dello Stato.
«Indomita».
Così si intitola il libro autobiografico di Civita Di Russo, avvocata originaria di Formia che ha vissuto per anni sotto scorta per la sua scelta di difendere i collaboratori di giustizia nella lotta alla mafia.
Una vita spesa al servizio dello Stato, tra coraggio, sacrifici e una profonda etica professionale.
Nel fine settimana è tornata nella sua città per raccontare la sua storia, testimoniando che la legalità non è un concetto astratto ma un impegno quotidiano.
Come scrive Don Antonio Coluccia:
«Questo libro ripercorre con intensità il cammino professionale di una donna che ha scelto di mettere la propria competenza giuridica al servizio dello Stato, impegnandosi con rigore nella lotta alla criminalità».
Un invito a non dimenticare che la dignità non si chiede: si esercita.
redazione@diariopontino.it


