Quando la Divisa diventa Faro

Giuseppe Di Sangiuliano
L’Arma dei Carabinieri al servizio dell’educazione e della vita

L’Arma dei Carabinieri al servizio dell’educazione e della vita.

C’è una presenza che rassicura, che veglia silenziosa sulle nostre città, che interviene quando la legalità viene ferita ma che, prima ancora, lavora perché quella ferita non si apra. È la presenza dell’Arma dei Carabinieri.

Donne e uomini che indossano una divisa non come segno di potere, ma come atto quotidiano di dedizione e obbedienza alle istituzioni democratiche. Al pari degli altri corpi militari, rappresentano un presidio umano e concreto della convivenza civile, in Italia e nei teatri internazionali di crisi, dove la pace è ancora una conquista fragile.

In un tempo in cui il numero dei giovani morti a causa di droghe, violenze e incidenti stradali assomiglia sempre più a un bollettino di guerra, è naturale – ed è doveroso – che l’Arma “scenda in campo”. E lo fa anche con il compito più complesso e ingrato: quello dell’educazione.

È iniziato presso l’Istituto Comprensivo “Pacifici Sezze – Bassiano” un ciclo di incontri tra l’Arma dei Carabinieri, i docenti e circa sessanta studenti delle classi seconde e terze medie. L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività di potenziamento dell’educazione civica previste a fine quadrimestre, un momento in cui la didattica ordinaria si interrompe per lasciare spazio a percorsi formativi mirati, anche con il contributo di figure esterne.

In questa occasione, a collaborare con l’Istituto è stato il personale militare della locale Stazione dei Carabinieri, guidata dal Maresciallo Tusiano Pierluigi. Un intervento che ha avuto come filo conduttore la legalità, il contrasto al bullismo, il preoccupante fenomeno – emerso recentemente con episodi tragici – dell’introduzione di strumenti offensivi illegali, come coltelli, all’interno delle scuole, il diffuso utilizzo di sostanze stupefacenti e il rispetto delle norme del Codice della Strada.

Temi duri, reali, che non possono essere edulcorati. Perché ogni anno, sulle strade italiane, si registra un vero e proprio “bollettino di guerra”: giovani vite spezzate da leggerezze, distrazioni, sottovalutazioni del rischio.

In questo contesto, la presenza dell’ Arma assume un valore che va oltre la repressione. È testimonianza. È responsabilità condivisa. È un contributo concreto alla formazione delle nuove generazioni.

Per molti ragazzi, la divisa rappresenta istintivamente il simbolo del divieto. Eppure, quegli incontri dimostrano che può diventare altro: un’opportunità di dialogo, un punto di riferimento, un volto umano delle istituzioni. Un segno tangibile che lo Stato non è un’entità astratta, ma persone in carne ed ossa che scelgono ogni giorno di servire la comunità.

Le donne e gli uomini dell’Arma, presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, rappresentano un faro che guida il vivere insieme. Non un limite, ma una garanzia. Non un ostacolo, ma una tutela.

Legalità, convivenza civile, rispetto delle regole e, soprattutto, amore per la vita: sono questi i cardini che devono accompagnare la crescita dei giovani. Quando a trasmetterli è una voce in divisa, il messaggio acquista una forza particolare. Perché quella divisa non incarna il divieto fine a sé stesso.

Incarna una promessa: quella di protezione, di giustizia e di futuro.

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