” Quando un ragazzo decide di andarsene, abbiamo il dovere di fermarci “

Antonietta Malito
"Riflessioni di Passaggio"

Un fatto di cronaca che scuote le coscienze e che impone una riflessione profonda sul mondo degli adolescenti, sulle loro fragilità e sul ruolo degli adulti.

Nel nuovo appuntamento della Rubrica “Riflessioni di Passaggio”, Antonietta Malito parte dalla drammatica vicenda del sedicenne di Rocca Priora che ha deciso di togliersi la vita poche ore dopo la fine dell’anno scolastico per affrontare un tema che riguarda l’intera società: la solitudine emotiva dei giovani e la difficoltà di riconoscere i segnali del disagio.

Attraverso un’analisi intensa e partecipata, l’autrice invita a guardare oltre le apparenze e a interrogarsi sul peso delle aspettative che gravano sulle nuove generazioni, costrette spesso a mostrarsi sempre forti, felici e all’altezza delle situazioni, mentre dentro combattono battaglie invisibili.

Quanto ascoltiamo davvero i nostri ragazzi? Quanto siamo capaci di accogliere le loro paure, i loro silenzi, le loro fragilità senza giudicarli?

Quando un ragazzo decide di andarsene, abbiamo il dovere di fermarci

Aveva sedici anni il ragazzo di Rocca Priora (Roma), studente brillante, descritto da tutti come educato e responsabile, che ha deciso di togliersi la vita poche ore dopo la fine dell’anno scolastico. Prima di compiere il gesto estremo, ha lasciato una lettera dietro alla quale si apre un vuoto che nessuna indagine riuscirà mai a colmare completamente.

La Procura farà il suo lavoro ed è giusto che sia così, ma accanto all’inchiesta giudiziaria dovrebbe aprirsene un’altra, molto più grande e più scomoda, un’inchiesta collettiva sulla condizione dei nostri ragazzi. Perché ogni volta che un adolescente arriva a credere che la morte sia una soluzione, il problema ci riguarda tutti.

Vediamo i giovani sempre connessi, impegnati a pubblicare foto, video, contenuti, eppure mai come oggi tanti ragazzi si sentono continuamente sotto esame. Devono essere belli, brillanti, performanti, ottenere risultati, mostrarsi felici, apparire forti.

Nel frattempo affrontano paure che spesso sottovalutiamo: paura di non essere all’altezza, di non piacere, di fallire, di sentirsi esclusi, di non trovare il proprio posto nel mondo. Spesso, dagli adulti si sentono dire frasi del tipo: “passerà” o “alla tua età non hai problemi”, ma per un ragazzo quel dolore è reale e può diventare enorme, addirittura devastante.

La verità è che spesso non cogliamo i segnali. Molti di loro soffrono in silenzio, studiano, sorridono, escono con gli amici, pubblicano foto, apparentemente sembrano sereni ma dentro combattono battaglie che nessuno immagina. D’altronde, ogni persona, anche adulta, ha bisogno di sentirsi vista, capita, importante per qualcuno, di sapere che il proprio dolore può essere raccontato senza essere giudicato.

Oggi una famiglia sta vivendo il dolore più grande che un genitore possa immaginare, davanti al quale ogni parola appare insufficiente. A loro va il rispetto del silenzio e della compassione.

Ma noi, che restiamo, abbiamo la responsabilità di non archiviare questa vicenda come l’ennesima tragedia destinata a scomparire nel ciclo delle notizie. Dobbiamo interrogarci, imparare ad ascoltare di più, a giudicare di meno, a creare spazi in cui i giovani possano mostrare anche le loro fragilità senza vergognarsene, perché nessun ragazzo dovrebbe sentirsi così solo da credere che la propria assenza possa essere un sollievo per se stessi e per il mondo.

Se questa tragedia può lasciarci un insegnamento, allora che sia questo: nessuno è invisibile. Dietro ogni sorriso può nascondersi una richiesta d’aiuto. Dietro ogni silenzio può esserci una sofferenza che aspetta soltanto qualcuno disposto ad ascoltare.

I nostri ragazzi hanno bisogno di adulti presenti, che sappiano vedere, ascoltare, comprendere, accogliere, sostenere, perdonare. Prima che sia troppo tardi.

A cura di Antonietta Malito.