Ci sono luoghi che parlano all’anima prima ancora che agli occhi. Maenza, con il suo borgo abbracciato dai monti Lepini e lo sguardo che si perde verso il Circeo, è uno di questi. Non stupisce, dunque, che un compositore del calibro di Ron Jones, celebre per la sua opera nel mondo della musica internazionale, abbia scelto proprio questo piccolo angolo del Lazio come nuova patria dell’anima. Non solo: ha deciso di celebrarla con ciò che più lo rappresenta — la musica.
Il prossimo giovedì 18 settembre, nella suggestiva Loggia dei Mercanti, Maenza renderà omaggio a questo legame profondo conferendo a Jones la cittadinanza onoraria. Un atto simbolico, ma anche fortemente identitario, che riconosce la potenza dell’arte come linguaggio universale e ponte tra culture, tempi, persone.
La storia che unisce Ron Jones a Maenza nasce da uno sguardo — quello del compositore rapito dalla bellezza del paesaggio — e si rafforza attraverso l’incontro umano. A fare da tramite, la sorella Sondra Sottile, regista da tempo in contatto con l’associazione Passione di Cristo e con il suo presidente Roberto Ciccateri, veri artefici del primo avvicinamento tra l’artista e la comunità maentina. È da lì che ha preso forma l’idea di un inno dedicato alla città, su proposta della storica bibliotecaria Fermina Anelli.
“Maenza casa mia”, questo il titolo del brano che sarà eseguito durante la cerimonia, non è solo una dedica musicale: è una dichiarazione d’amore, un riconoscimento profondo al senso di appartenenza che la città ha saputo trasmettere a chi, pur venendo da lontano, ne ha colto l’anima.
L’iniziativa, sostenuta dalla consigliera alla cultura Paola Cacciotti, non si limita a celebrare una singola personalità, ma apre una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte nella costruzione dell’identità collettiva. Ron Jones ha saputo tradurre in note il sentimento di comunità, la memoria storica, la visione di un futuro che affonda le radici nel territorio.
In un’epoca in cui i piccoli borghi rischiano di essere dimenticati o banalizzati, iniziative come questa rappresentano un esempio virtuoso di dialogo tra cultura locale e linguaggi universali, tra tradizione e innovazione. La musica di Jones non solo racconta Maenza, ma la proietta oltre i suoi confini, rendendola simbolo di un’Italia che accoglie, che ispira, che crea.
Dopo la cerimonia, la serata proseguirà con un concerto nel castello baronale, dove l’Orchestra Internazionale di Roma, con musicisti del calibro di Flavio Serafini, Pino Maietta e la partecipazione della Chorale Magentia, darà voce all’inno diretto dallo stesso Jones. Sarà un momento di intensa emozione, che unirà cittadini, istituzioni e artisti in un unico abbraccio sonoro.
Come ha dichiarato il sindaco Loreto Polidoro, questo riconoscimento è prima di tutto un ringraziamento: a Ron Jones, per aver saputo leggere l’anima di Maenza e trasformarla in arte, e all’Associazione Passione di Cristo, che ancora una volta si dimostra motore instancabile di cultura e coesione sociale.
“Che la sua musica continui a ispirare e a illuminare le vite di tutti noi”, ha detto il sindaco. E in fondo, è proprio questo il compito più nobile dell’arte: far sentire casa anche ciò che non ci appartiene per nascita, ma per scelta, per emozione, per visione.
E allora, bentornato a casa, Maestro Jones.
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