Tre artisti, tre linguaggi, un unico spazio da vivere

“Beato tra le donne”

L’arte contemporanea incontra lo spazio professionale.

Questa mostra — presentata due anni fa prima a Roma nella storica Galleria di Stefano Simmi e successivamente alla Villa Comunale di Frosinone — sembra oggi sviluppare un autentico progetto itinerante. Pur attraversando spazi profondamente diversi tra loro, l’esposizione continua ad articolarsi e ad arricchirsi di nuove interrelazioni, trovando ora collocazione in uno spazio extra-ordinario: non una galleria tradizionale, ma il luminoso ambiente professionale della filiale dei Private Banker di Fideuram a Latina.

Un luogo pensato per accogliere il pubblico in un contesto diretto e quotidiano, dove il rapporto con l’arte contemporanea beneficia di una dimensione più immediata e accessibile. Le opere dei tre autori non entrano in competizione né si misurano tra loro: offrono invece una relazione spontanea e personale con lo spettatore.

Lo spazio espositivo invita a una ricerca continua, in un dialogo costante tra dentro e fuori, tra pieno e vuoto, leggerezza e provocazione, misura e metodo, espressione e slancio vitale. Fin dal primo sguardo emerge con chiarezza come Germana Brizio, Cleonice Gioia ed Enrico Manera possiedano tre caratteri artistici distinti, capaci però di generare connessioni esponenziali di riflessione, dove i linguaggi si moltiplicano e si susseguono in un racconto visivo coerente.

Il segno delicato ma incisivo di Germana Brizio attraversa la carta — supporto esile proveniente dal legno — guidato dalla cresta di una penna biro, la celebre Bic, con cui l’artista compone dettagli luminosi e opachi. Ne nascono volti e sensazioni sospesi tra figurazione quasi realistica e dimensione onirica. Ogni centimetro del lavoro è frutto di una riflessione profonda e insieme delicata. Il rapporto con la materia naturale rappresenta la cifra stilistica dell’autrice pugliese: la natura accoglie l’umano e l’animale in un universo poetico dove, nella cornice figurativa, trova spazio solo uno scampolo di tessuto accanto alle espressioni caratteriali di intensi volti femminili che incontrano mito, passione e natura.

La poetica di Cleonice Gioia, invece, si rivela istintiva e impattante. Si fonda su una figurazione di volti iperrealisti e ironici, talvolta sofferti e violenti, riconducibili a una matrice d’ispirazione pop e a tratti fumettistica, legata alla tradizione iconica del disegno italiano e alle celebri “strisce ” degli anni Settanta e Ottanta. La sua perizia tecnica si confronta con diversi supporti, dalla carta alla tela, quasi pronta a svelare ciò che il digitale ha fatto esplodere negli ultimi trent’anni. Come Brizio, anche Gioia sceglie talvolta il plexiglas come protezione dell’elaborato visivo, elemento che aggiunge una percezione di ulteriore preziosità all’opera e al contesto artistico espresso.

Ultimo, ma non ultimo, l’outsider Enrico Manera, “beato tra le donne”, che ispira e respira il progetto artistico con opere ormai storicizzate ma ancora vive, vibranti, come appena nate da un estro creativo ironico, iconico e geniale. Manera rappresenta il moltiplicatore concettuale della mostra, forte di una lunga esperienza nell’avanguardia artistica italiana che ha contribuito alla costruzione dei nuovi linguaggi dell’arte contemporanea.

Le sue opere travalicano disegno e fumetto, espandendosi nel territorio dell’installazione, dei materiali pubblicitari e del digitale, intesi sia come scoperta sia come mercificazione dell’arte. L’artista ha sperimentato il superamento della cultura classica del colore passando dai supporti più “gentili”, come la carta, a quelli più rigidi e “violenti” della plastica, fino all’uso delle colle e alle prime illuminazioni artigianali — come il neon — in un dialogo dichiarato con l’estetica pubblicitaria.

Con Manera si chiude il cerchio dell’esposizione, restituendo un linguaggio franco e provocatorio, sospeso tra poesia e slogan, capace di sintetizzare l’intero percorso espositivo in una riflessione aperta sul presente dell’arte contemporanea ( Fabio D’Achille )

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