Poche settimane fa, il 18 dicembre, Latina ha celebrato i suoi primi 93 anni di vita.
Una data che segna non solo un anniversario, ma anche l’avvicinarsi di un traguardo simbolico e storico: il Centenario della Fondazione, il 18 dicembre 2032.
È da qui che nasce “Verso il Centenario”, la nuova rubrica dedicata alla storia, alle origini e all’identità della città, curata da Giulio Alfieri, studioso e ricercatore della bonifica e della colonizzazione dell’ Agro Pontino.
Attraverso documenti, testimonianze, dati storici e riletture critiche, la rubrica accompagnerà lettrici e lettori in un percorso di approfondimento che ripercorre la nascita di Latina: dalla posa della prima pietra del 30 giugno 1932 all’inaugurazione ufficiale del 18 dicembre dello stesso anno, fino all’avvio della colonizzazione e alla costruzione di un nuovo centro amministrativo destinato a diventare capoluogo di Provincia.
Un racconto che non si limita alla celebrazione, ma che restituisce complessità e contesto: il ruolo dell’Opera Nazionale per i Combattenti, la visione politica e organizzativa del tempo, il peso economico e umano della bonifica, l’arrivo dei primi coloni dal Veneto, l’avvio di una trasformazione che avrebbe inciso profondamente sul territorio e sulla sua popolazione.
“Verso il Centenario” sarà uno spazio di memoria e di analisi, pensato per comprendere meglio il passato e leggere con maggiore consapevolezza il presente, in vista di una ricorrenza che riguarda l’intera comunità.
Giulio Alfieri è autore dei volumi Questo piatto di grano e La terra che non c’era e, più recentemente, di un romanzo ambientato nel Pontino degli anni ’30 e ’40. Da anni dedica la sua ricerca alla storia della bonifica e della colonizzazione pontina.



” Verso il Centenario ” a cura di Giulio Alfieri :
Poche settimane fa, il 18 dicembre, Latina ha celebrato i suoi primi 93 anni di vita. Ormai si avvicina sempre più la data simbolica del 18 dicembre 2032, il Centenario della Fondazione.
A dire il vero, l’espressione “fondazione”, storicamente, si riferisce alla posa della prima pietra, che avvenne il 30 giugno del 1932. Ciò che invece oggigiorno chiamiamo “fondazione” è l’inaugurazione ufficiale della città, per l’appunto il 18 dicembre di novantatré anni fa, alla presenza di Mussolini, di Orsolini Cencelli – Presidente dell’Opera nazionale per i Combattenti e primo podestà della città, dalle Autorità religiose e di una folla di gerarchi del partito fascista giunti da Roma, da Frosinone e da molte altre località pontine.
D’altronde, il nome stesso, Littoria, intendeva esaltare il fascismo e la sua capacità operativa, che con la bonifica delle antiche Paludi e l’avvio della sistemazione agraria del territorio aveva restituito alla laboriosità degli uomini un’immensa area da sempre invivibile e malsana. E il resto dell’Occidente aveva assistito con meraviglia, incredulità ed entusiasmo a quell’impresa, che si riteneva impossibile.
A Littoria, quel giorno, erano presenti non solo giornalisti delle principali testate italiane, ma anche gli inviati dei giornali inglesi, francesi, statunitensi, a riprova dell’eco internazionale di quel clamoroso successo.
Anni dopo, Araldo di Crollalanza , che nel 1935 sostituì Orsolini Cencelli alla guida dell’ONC, avrebbe scritto che la bonifica idrogeologica e la realizzazione dei poderi costò alla Stato circa 950 milioni di lire, al netto degli interessi passivi da pagare alle banche che avevano finanziato l’opera.
Una cifra enorme per l’epoca, astronomica, un’opera pubblica che solo negli anni ‘60 sarebbe stata eguagliata e superata, con la realizzazione dell’ Autostrada del Sole. Ma resta difficile fare paragoni. Negli anni ’30 il costo del lavoro rappresentava non più del 20-30% del totale. Un bonificatore, nel 1932, guadagnava 1,80 lire l’ora, ed era ritenuta una paga assolutamente buona. Con circa 18 lire al giorno si comprava il pane e il companatico per una famiglia. Ma tutti gli altri operai percepivano salari decisamente più ridotti.
Non era affatto sicuro che Latina sarebbe stata costruita. Mussolini aveva in mente un’organizzazione del redento territorio pontino costituita dai poderi e da Borghi e Centri agricoli aziendali a servizio delle esigenze agricole. Agglomerati urbani che dovevano assolvere ai bisogni di un’agricoltura moderna e meccanizzata, al rifornimento di attrezzi e sementi dei coloni, alle loro necessità primarie, alle esigenze scolastiche dei figli, con un punto di ritrovo e mescita per le ore di svago.
Niente di più. Nessuna replica delle città, dei grandi agglomerati, che il fascismo riteneva traviassero la laboriosità, la prolificità e i valori morali dei contadini, una sorta di specchietto per le allodole che ne corrompeva gli animi. Fu l’insistenza di Orsolini Cencelli a convincerlo.
L’idea del Duce era assolutamente condivisibile, egli riteneva – ed infatti il Pontino fu organizzato secondo quello schema. Ma senza una città sarebbe mancato un coordinamento dell’intera impresa e sarebbe stato impossibile per i coloni e per gli stessi dipendenti e funzionari dell’ONC trovare soluzione ad altri bisogni importanti: l’acquisto di scarpe, di abiti, di sussidiari e abbecedari per i figli, la possibilità per gli scolari più promettenti di proseguire negli studi oltre le scuole elementari presenti nei Borghi.
Alla fine Mussolini si convinse ed anzi dispose, appena due anni dopo la Fondazione, nel 1934, che il Pontino divenisse una nuova Provincia italiana con Littoria come capoluogo. Quel 18 dicembre 1932, prima del discorso del Duce, parlò Orsolini Cencelli, dal balcone del Comune. E, in particolare, annunciò che i primi coloni erano già arrivati da qualche settimana in Agro Pontino, provenienti dal nordest. L’attività di popolamento e messa in produzione del territorio agricolo era già iniziata, questo intendeva rimarcare, vantandosene, il Presidente dell’Opera Combattenti.
In effetti, tutte le bonifiche effettuate in Italia in quegli anni dal fascismo, erano programmate per ottenere territori coltivabili, la realizzazione di unità poderali e l’insediamento di famiglie coloniche. Un deciso salto in avanti della produzione agricola nazionale e una nuova dignità per i contadini, non più poveri e socialmente poco stimati, ma anch’essi protagonisti dello sviluppo della Nazione. Dunque, occorreva attrarre in Pontino coltivatori a cui assegnare i poderi, capaci con l’intera famiglia di condurli con efficacia.
Fu scelto il Veneto. Per mille ragioni che qui non è possibile riassumere e perché furono le province venete a soffrire maggiormente per le vicende della Grande Guerra. Il 27 ottobre 1932 erano giunti 19 coloni dalla provincia di Rovigo. E’ questo l’atto di nascita della colonizzazione pontina. Furono assegnati, con ogni probabilità, ai poderi già pronti posti su quella che sarebbe divenuta la strada delle Congiunte, a Latina.
Ne conosciamo i nomi, o alcuni dei nomi: Boaretto, Marchesini, Fantinato, Paviati, Pezzolato, Sperandio e altri ancora. Orsolini Cencelli, nel suo discorso d’inaugurazione, non li citò, né indicò dove si fossero sistemati. Ma la ricerca storica (si veda il libro “Questo piatto di grano”) ne ha permesso la ricostruzione. D’altra parte, non erano molti i poderi già pronti a ottobre del 1932: quelli indicati, qualche decina a Borgo Grappa, pochi altri a Bella Farnia. Era logico iniziare con quelli appena fuori dalla cinta urbana che si andava realizzando a Latina.
La Fondazione di Latina, dunque, non rappresentò solo l’avvio delle funzioni civili, amministrative, religiose della città. Fu anche l’avvio, di fatto, di un centro organizzato che riempiva un vuoto amministrativo – dopo la bonifica – tra Roma, Frosinone e Caserta, troppo lontane per governare il territorio. E fu, infine, l’atto di avvio della fase della colonizzazione, che sarebbe cresciuta esponenzialmente negli anni successivi, proprio a partire da quel 18 dicembre 1932.

Giulio Alfieri (l’autore è un ricercatore della bonifica e della colonizzazione dell’Agro Pontino, cui ha dedicato i volumi “Questo piatto di grano” e “La terra che non c’era”, oltre, recentemente, un romanzo ambientato nel Pontino degli anni ’30 – ’40)


