Possiamo definire disertori coloro che si astengono ai referendum costituzionali?

Giuseppe Di Sangiuliano
Nascono comitati, si aprono spazi di confronto pubblico

La “sacralità civile” della Costituzione: un testo da conoscere e difendere come valore, non da adorare come un dogma.

Questo redazionale inaugura una nuova rubrica di approfondimento dedicata ai referendum costituzionali.
Un percorso editoriale che intende favorire informazione, confronto e partecipazione consapevole, senza indicare intenzioni di voto e dando spazio alle iniziative dei diversi comitati.
Allo stesso tempo, rivendica il diritto di esprimere una valutazione civile e critica verso l’astensione, ritenuta una sottovalutazione di uno degli strumenti più alti dell’esercizio democratico.

Il 24 marzo 1947, l’Assemblea Costituente inserì il Tricolore nell’Articolo 12, rendendolo simbolo della neonata Repubblica, eliminando lo stemma sabaudo.

Possiamo definire disertori coloro che si astengono ai referendum costituzionali? La “sacralità civile” della Costituzione.

La Costituzione è un testo da conoscere e difendere (valore), non un dogma da adorare (religione). La Costituzione italiana può essere definita un testo “sacro”? O, nel farlo, corriamo il rischio di scivolare nel dogmatismo, trasformando un documento politico e giuridico in una reliquia intoccabile?

Il tema non è banale e merita di essere affrontato senza slogan. Chi considera la Costituzione “sacra” spesso, paradossalmente, ne ignora o ne disconosce i valori più profondi. Trattarla come un dogma religioso, infatti, impedisce il dibattito politico e ostacola le riforme necessarie, trasformando la difesa dei principi costituzionali in una fede acritica, impermeabile al confronto.

È doveroso ricordarlo: la Costituzione italiana è un testo laico, frutto di un compromesso storico alto e difficile, nato dal confronto tra culture politiche diverse e segnato dalla tragedia della guerra e della dittatura. Non è il risultato di una rivelazione divina, ma di una scelta umana, collettiva e responsabile.

Non a caso, l’articolo 138 prevede esplicitamente la possibilità di revisione e modifica del testo costituzionale. Una previsione che esclude qualsiasi idea di intangibilità assoluta ( l’ex art. 138 viene comunemente chiamato sempre articolo 138 in quanto non ha subito modifiche sostanziali nel suo contenuto procedurale).

Eppure, nonostante ciò, la Costituzione può essere considerata “sacra” se intendiamo questa sacralità in senso laico e metaforico: una sacralità civile.

In primo luogo, perché rappresenta il fondamento della nostra convivenza democratica. È il risultato della memoria storica e del sacrificio dei Padri costituenti, il perimetro entro cui si svolge la dialettica politica, anche la più aspra, secondo regole condivise. In secondo luogo, perché contiene in sé un vero e proprio limite invalicabile: l’articolo 139, che sancisce che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Un “dogma” non religioso, ma politico e civile, che definisce l’identità stessa dello Stato.

Fatta questa premessa sul significato di “sacralità civile”, possiamo allora porci una domanda scomoda: chi si astiene da un referendum costituzionale può essere definito un disertore?

Per chi riconosce alla Costituzione questo valore, la risposta può essere affermativa, almeno sul piano etico e civico. Il referendum costituzionale rappresenta infatti la massima espressione dell’esercizio democratico: è il momento in cui il popolo è chiamato direttamente a pronunciarsi sulle regole fondamentali della propria comunità politica.

A differenza dei referendum abrogativi, nei quali l’astensione può essere utilizzata come strumento politico per far mancare il quorum, il referendum costituzionale non prevede questa opzione e l’esito è determinato unicamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dal numero di elettori votanti . Qui l’astensione non è una scelta , ma una rinuncia. Una sottrazione al dovere civico di partecipare alla revisione del patto fondativo.

Ciò non esime, naturalmente, le classi politiche da una responsabilità enorme. Lo strumento referendario costituzionale dovrebbe essere usato con estrema cautela, cercando la più ampia condivisione possibile delle modifiche proposte. In caso contrario, il rischio è quello di uno scontro tra fazioni, in cui il merito dei quesiti viene soffocato dalla contrapposizione ideologica.

Ma proprio per questo, l’astensione non può essere la risposta. Non partecipare significa disconoscere il valore di uno strumento fondamentale, capace – attraverso i suoi principi supremi – di unire la comunità nazionale anche nelle differenze.

Da questi presupposti nasce la nostra nuova rubrica dedicata al referendum costituzionale: uno spazio pensato per stimolare l’informazione, il confronto e la partecipazione consapevole. Un luogo aperto, in cui dare voce alle diverse iniziative dei comitati e invitare gli elettori a entrare nel merito dei quesiti.

Perché una Costituzione viva non si adora. Si conosce, si discute, si difende. E, soprattutto, si esercita.

a cura di Giuseppe Di Sangiuliano

MANIFESTO PERMANENTE DELLA RUBRICA

Sacralità Civile – Esercitare la Costituzione

La Costituzione italiana non è un dogma da adorare, né una reliquia intoccabile.
È un testo laico, politico e giuridico, nato da un compromesso alto e difficile, frutto della memoria storica e del sacrificio dei Padri costituenti.

La sua forza non sta nell’intangibilità, ma nella capacità di essere conosciuta, discussa, difesa e – quando necessario – modificata secondo le regole che essa stessa prevede.

Parlare di “sacralità civile” significa riconoscere alla Costituzione un valore fondativo della convivenza democratica, non una dimensione religiosa.

È sacra perché definisce il perimetro entro cui si svolge il conflitto politico, perché tutela i diritti fondamentali, perché garantisce che le differenze possano convivere senza degenerare in sopraffazione.

Il referendum costituzionale rappresenta la più alta forma di esercizio diretto della sovranità popolare.
È il momento in cui i cittadini sono chiamati a pronunciarsi sulle regole fondamentali della comunità nazionale.

In questo spazio editoriale non si indicano intenzioni di voto.
Non si sostengono riforme né si contrastano per appartenenza ideologica.
Si promuove informazione, approfondimento e confronto, dando piena visibilità alle iniziative dei comitati e alle diverse posizioni in campo.

Allo stesso tempo, questa rubrica rifiuta l’indifferenza come postura neutrale.
L’astensione dal referendum costituzionale non è una scelta politica equivalente alle altre: è una rinuncia alla partecipazione su un tema che riguarda il patto fondativo della Repubblica.

Definire “disertore” chi sceglie di sottrarsi al voto non è un atto di accusa, ma una provocazione civile.
Un modo diretto, anche scomodo, per ricordare che la democrazia non si consuma restando a distanza.

Questa rubrica nasce per stimolare consapevolezza, non per distribuire certezze.
Per riaprire domande, non per chiuderle.
Per restituire al referendum costituzionale il peso che merita.

Perché una Costituzione viva:

  • non si adora
  • non si brandisce
  • non si svuota con il silenzio

Si esercita.

Questo manifesto definisce la linea editoriale della rubrica “Sacralità Civile – Esercitare la Costituzione”

redazione@diariopontino.it