“Il Sud ha tanti problemi, ma sulla cultura non accetta lezioni”

Antonietta Malito
Riflessioni di Passaggio

Le dichiarazioni del professor Stefano Zecchi a Uno Mattina News sul divario di aspettativa di vita tra Nord e Sud aprono un dibattito necessario. Non per fare polemica, ma per ristabilire la verità dei fatti: le disuguaglianze sanitarie ed economiche non possono essere liquidate come una “carenza culturale”. Un intervento profondo sulla dignità e la memoria del Mezzogiorno.

Le parole pronunciate dal professor Stefano Zecchi durante la puntata di Uno Mattina News di giovedì 5 novembre, a proposito del divario nell’aspettativa di vita tra Nord e Sud, meritano una riflessione seria. Non una semplice polemica, ma una risposta ferma che parta dai fatti, dal rispetto e dalla realtà dei territori.

Ricondurre una differenza così complessa e dolorosa alla presunta “maggiore cultura” delle regioni settentrionali lascia sinceramente amareggiati. Chi vive al Sud conosce bene le difficoltà quotidiane, ma conosce anche la storia, le tradizioni e il patrimonio umano e intellettuale di una terra che non può accettare lezioni di dignità.

«Da chi interviene nel dibattito pubblico e ricopre ruoli di autorevolezza ci si aspetterebbe attenzione: le parole non sono mai neutre e non devono trasformare le disuguaglianze in giudizi sulle persone.»

Se in alcune zone del Paese si vive meno a lungo, bisogna avere il coraggio di guardare alle vere cause: la prevenzione, l’accesso alle cure e la qualità delle strutture pubbliche. La cultura non si misura con il reddito o la posizione geografica: risiede nella memoria, nel rispetto, nell’arte, nella scienza e nei valori che il Sud ha regalato e continua a regalare all’Italia e al mondo intero.

Il Sud può avere tanti problemi, ma sulla cultura non accetta lezioni

” Riflessioni di Passaggio ” a cura di Antonietta Malito.

Le parole pronunciate dal professor Stefano Zecchi durante la puntata di Uno Mattina News di giovedì 5 novembre, parlando del divario nell’aspettativa di vita tra Nord e Sud, meritano una riflessione seria.

Non tanto una polemica, quanto una risposta che parta dai fatti e, soprattutto, dal rispetto.

Ricondurre una differenza così importante e complessa alla presunta maggiore cultura delle regioni settentrionali lascia sinceramente amareggiati. Soprattutto chi vive al Sud, chi ne conosce le difficoltà, ma anche la storia, le tradizioni e il patrimonio umano e intellettuale.

Nessuno vuole negare che tra Nord e Mezzogiorno esistano differenze profonde. Le opportunità di lavoro non sono le stesse, così come non lo sono i servizi sanitari, i trasporti, i salari e la qualità delle strutture pubbliche. Sono problemi concreti, che incidono sulla vita delle persone e che troppo spesso vengono affrontati senza che ci siano le risposte necessarie.

Ma proprio perché si tratta di questioni serie, non si può pensare di liquidarle con spiegazioni superficiali, né tantomeno attribuire le conseguenze di uno svantaggio sociale ed economico a una presunta inferiorità culturale.

Del Sud, purtroppo, si parla spesso partendo da ciò che non funziona. Si ricordano le inefficienze, i ritardi, le difficoltà, mentre molto più raramente si dà il giusto spazio a ciò che questa terra ha rappresentato e continua a rappresentare. Il Mezzogiorno, infatti, ha dato tantissimo alla cultura italiana e internazionale.

È terra di storia, di pensiero, di arte, di letteratura, di musica e di scienza. Una terra attraversata da popoli e civiltà diverse, che hanno lasciato un patrimonio straordinario e contribuito a costruire un’identità culturale ricca e complessa.

Inoltre, c’è anche un altro aspetto che sembra sfuggire a certi ragionamenti: la cultura non si misura solo con i titoli di studio, il reddito o le opportunità che una persona ha avuto nella vita. Non è una questione di classifiche, né qualcosa che si possa attribuire a una determinata area geografica.

La cultura vive nella conoscenza, certo, ma anche nella memoria, nel rispetto, nella capacità di comprendere gli altri, nel rapporto con le proprie radici e nella trasmissione di valori e tradizioni. Non ha confini regionali e non appartiene a chi vive più a nord.

Se in alcune zone del Paese si vive meno a lungo e si hanno maggiori problemi di salute, bisogna avere il coraggio di guardare alle vere cause: condizioni economiche, prevenzione, accesso alle cure, qualità della sanità e servizi disponibili.

Sono queste le questioni sulle quali occorre discutere e intervenire, non certo cercare spiegazioni che finiscono per trasformare le disuguaglianze in giudizi sulle persone.

Il Sud non ha bisogno di essere difeso a prescindere, né di essere raccontato come una terra perfetta. Ha problemi, contraddizioni e responsabilità che nessuno vuole nascondere, ma ha anche, innegabilmente, risorse, professionalità, intelligenze e competenze che troppo spesso non riescono a trovare lo spazio che meritano.

E soprattutto ha bisogno di risposte concrete, di investimenti e di istituzioni capaci di garantire ai cittadini gli stessi diritti, indipendentemente dal luogo in cui sono nati.

Da un professore, e da chi interviene in un dibattito pubblico, ci si aspetterebbe una particolare attenzione alle parole. Soprattutto quando si affrontano temi delicati, bisognerebbe saper distinguere tra un dato e un pregiudizio, tra una correlazione e una spiegazione.

Perché le parole non sono mai neutre e quelle pronunciate da chi ha autorevolezza e visibilità possono contribuire a rafforzare convinzioni che sarebbe invece necessario superare.Il benessere di una regione dovrebbe essere una conquista per tutto il Paese, non un motivo per guardare dall’alto in basso chi vive in una realtà meno fortunata.

Il Mezzogiorno non può certamente fare passi indietro sulla propria dignità culturale.

La sua cultura è scritta nella sua storia, nei suoi luoghi, nelle sue opere e nelle numerose persone che ogni giorno continuano a custodirla e a darle valore. E questa è una verità che nessuno può negare. 

Malito Antonietta
Antonietta Malito