In un tempo segnato da conflitti, tensioni e smarrimento, è più che mai necessario fermarsi ad ascoltare, comprendere e riflettere.
Ci sono testimonianze che non cercano l’applauso, né la resa dei conti. C’è un modo di raccontare la tragedia che non indossa le armi della retorica, ma si veste della mitezza più disarmante. È la voce di Padre Alessandro Coniglio, frate della Custodia di Terra Santa, che torna a Latina per condividere il peso e la grazia di un cammino che dura da oltre vent’anni tra le ferite di una terra martoriata.
In un tempo in cui ogni parola pronunciata sulla Palestina e su Israele viene passata al setaccio, in cui il rischio di essere marchiati o “puniti” dalle autorità governative con l’etichetta di antisemiti pende su chiunque si discosti dalle narrazioni ufficiali, Padre Alessandro sceglie di parlare. E lo fa senza proclami, con la consapevolezza di chi sa che anche un singolo frammento social o un reel estrapolato dal contesto potrebbe essere strumentalizzato.
Ma la vera forza di Padre Alessandro risiede in un’umiltà profonda, tutta francescana. Pur avendo ogni titolo accademico, l’autorevolezza e la preparazione per tracciare analisi geopolitiche complesse, sceglie di non salire mai in cattedra.

Non distribuisce “patentini” di legittimità ai potenti di turno. Al contrario, con la quiete amorevole di chi vive accanto agli ultimi, lascia che siano i fatti quotidiani a parlare per ciò che sono: le lacrime dei palestinesi e degli israeliani, gli sguardi di un popolo ferito, la nuda realtà di una quotidianità oppressa.
Poi, quasi con naturalezza e lungo il cammino del racconto, aggiunge quel contorno storico e geopolitico necessario a capire, senza mai imporre un’impronta ideologica o prestabilita.
Lo scorso anno Padre Alessandro aveva lasciato la comunità di Latina con una frase che continuò a risuonare per giorni: “Bisogna rifare l’uomo”. Una riflessione che aveva raggelato la platea, fermando il tempo e azzerando in un istante il brusio sterile su torti e ragioni.
Quest’anno, approfittando di pochi giorni di licenza familiare, il frate torna a incontrare parrocchiani e cittadini per offrire nuovamente il proprio sguardo di testimone oculare.
A fare da casa a questo momento di ascolto profondo è ancora una volta la Parrocchia di Santa Domitilla, guidata con instancabile dedizione da Don Gianni Toni. Senza cadere nella retorica di voler dipingere questa comunità come l’unica isola felice — ben sapendo che in ogni angolo del mondo vi sono donne e uomini di buona volontà, così come ministri di culto che trafiggono il Vangelo e altri che invece spendono la vita per gli ultimi —, è impossibile non notare il fermento quasi provvidenziale che attraversa questa realtà nativa.
Una parrocchia che si ritrova “casualmente” intrecciata con i fili della storia contemporanea: dai giovani che riscoprono la vocazione sacerdotale, fino a chi da queste navate è arrivato a svolgere il ruolo di segretario del Papa o a camminare, come Padre Alessandro, sui sentieri della Terra Santa.
L’evento rappresenta una seconda e imperdibile occasione per guardare oltre i titoli strillati dei giornali. Non ci troveremo di fronte a un freddo dibattito politico, ma a un momento di partecipazione umana profonda. Accolti dal calore di Don Gianni Toni, i partecipanti avranno la possibilità di ascoltare un uomo che, oltre il saio francescano e in mezzo a tanta disumanità, continua a testimoniare con estrema lucidità la possibilità di un’umanità diversa.
L’appuntamento è fissato per venerdì 28 agosto 2026 alle ore 21:00, presso il Salone dell’oratorio della Parrocchia di Santa Domitilla a Latina. Diario Pontino sarà presente per ascoltare e raccontare questa preziosa testimonianza di pace e verità.
A cura di Giuseppe Di Sangiuliano.


