Ci sono simboli che racchiudono un’identità, che diventano chiave di racconto e di appartenenza. “Sator”, il palindromo inciso da secoli sulle pietre dell’abbazia di Valvisciolo, è uno di questi. Da oggi quel nome antico torna a vivere in una forma nuova: l’etichetta collettiva comunale che raccoglie i produttori di olio extravergine di oliva di Sermoneta.
La nascita di Sator non è soltanto un’operazione di marketing. È un gesto politico e culturale: dare un volto comune a un prodotto che da sempre caratterizza queste terre, unire sotto un simbolo condiviso le tante voci degli olivicoltori, creare rete tra aziende, frantoio, ristoratori e operatori culturali. In una parola: fare comunità.
La presentazione, avvenuta durante la fiera di San Michele, ha visto la partecipazione di istituzioni locali e regionali, del Capol e dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino. Un segno che questo progetto va oltre i confini comunali e si inserisce in una visione più ampia di valorizzazione del territorio lepino. Come ha sottolineato il sindaco Giuseppina Giovannoli, “Sator” non è solo un nome evocativo, ma uno strumento di riconoscimento: sarà l’olio stesso, con il suo profumo e la sua storia, a parlare.
Oggi sono venti i produttori che hanno aderito, per un totale di 56 ettari di oliveti e oltre ottomila piante, di cui più di seimila della preziosa cultivar Itrana, fiore all’occhiello dell’olivicoltura locale. Non mancano le aziende biologiche certificate, a dimostrazione che la qualità e la sostenibilità sono pilastri di questo percorso.
L’assessore all’agricoltura Melissa Girardi ha voluto rimarcare il senso più profondo dell’iniziativa: «Sator non è solo un’etichetta. È un contenitore identitario, un punto di partenza per rafforzare la filiera e per creare opportunità anche per le nuove generazioni». Un messaggio che richiama alla responsabilità di tutti: produrre bene non basta, bisogna raccontare, trasmettere, condividere.
Il logo disegnato da Gianni Caputo, ispirato al misterioso quadrato palindromo dell’abbazia di Valvisciolo, diventa così emblema di continuità e rinnovamento. Una tradizione che si proietta nel futuro, tra radici profonde e nuove possibilità di sviluppo.
La consegna della bandiera dell’associazione nazionale Città dell’olio, di cui Sermoneta è da poco parte, suggella questa nuova fase. Significa entrare in una rete nazionale, accedere a progetti e visibilità più ampi, ma anche portare la voce e l’esperienza dei nostri produttori al di fuori dei confini locali.
L’olio, in queste terre, non è mai stato soltanto un alimento: è memoria, economia, paesaggio. Con Sator, Sermoneta sceglie di custodire questa eredità e di rilanciarla come volano di identità e sviluppo. Un seme piantato oggi, che potrà dare frutti domani.
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