Al Francioni una giornata che resta nel cuore.
Ci sono mattine che non finiscono quando si torna a casa. Restano negli occhi, nei sorrisi, nei racconti ripetuti più volte perché troppo belli per essere archiviati come un semplice ricordo. È quello che è accaduto venerdì 30 gennaio allo stadio Domenico Francioni, dove il calcio ha smesso per un attimo di essere risultato, classifica o cronaca sportiva, trasformandosi in incontro, inclusione, emozione pura.
I ragazzi dei Centri diurni per disabili “Casal delle Palme” e “Salvatore Minenna”, gestiti dalla GMA Impresa Sociale, hanno varcato i cancelli dello stadio del Latina Calcio 1932 per vivere un’esperienza speciale: una visita che è diventata un vero e proprio viaggio dentro il sogno, quello di sentirsi calciatori per un giorno.


Ad accoglierli, la disponibilità e la sensibilità della società nerazzurra, che ha aderito con entusiasmo all’iniziativa, aprendo le porte di un luogo simbolo della città. Accompagnati dagli operatori e dall’educatrice Alessia Lisena, i ragazzi hanno percorso ogni angolo del Francioni: dal rettangolo verde alle panchine, dagli spalti agli spogliatoi, fino alla sala stampa di Piazzale Prampolini. Ogni passo era una scoperta, ogni sguardo una piccola conquista.
A fare da guida in questo emozionante tour è stato il segretario generale del club, Pasquale Ciccarelli, che ha condotto il gruppo con attenzione e calore, rendendo l’esperienza ancora più autentica. Per molti di quei ragazzi, quel prato, quelle maglie, quelle sedute non erano solo strutture sportive, ma luoghi carichi di significato, capaci di accendere entusiasmo e orgoglio.
Alla mattinata ha preso parte anche l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Latina, Michele Nasso, che ha portato i saluti dell’intera Giunta comunale, sottolineando il valore profondo di un’iniziativa capace di unire sport e sociale, e ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile un momento così inclusivo e umano.


Quando il calcio apre le sue porte, quando lo sport sceglie di farsi ponte e non recinto, nascono esperienze come questa: semplici solo in apparenza, ma potenti nel loro significato. La strada è stata tracciata. Ora l’auspicio è che questo “tour” del Francioni non resti un episodio isolato, ma diventi una gita per tutti, un appuntamento capace di raccontare una città che sa prendersi cura, condividere e sorridere insieme.
Perché, a volte, il gol più bello è quello che non finisce sul tabellone, ma nel cuore.
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