Le Abbazie di Fossanova e Valvisciolo rappresentano gemme dell’architettura gotica cistercense.
Un ordine monastico che ha plasmato non solo la spiritualità ma anche l’agricoltura e l’alimentazione del Medioevo. L’Abbazia di Fossanova, nel comune di Priverno, nacque originariamente come monastero benedettino dedicato a Santo Stefano e, attorno al 1134, fu ceduta ai Cistercensi, che la riedificarono completamente, consacrando la chiesa nel 1208 e realizzando il primo e più rappresentativo esempio di Gotico in Italia, seguendo i canoni di austerità e luminosità imposti dalla riforma di San Bernardo di Chiaravalle. Famosa in tutto il mondo, Fossanova custodisce la memoria di San Tommaso d’Aquino, che vi morì nel 1274; la struttura riflette la necessità di una vita semplice, con ambienti essenziali come il refettorio e l’infermeria dei conversi, spazi funzionali alla vita comunitaria e al lavoro manuale (come il lavoro agricolo nelle annesse Grangie). L’Abbazia di Valvisciolo, nei pressi di Sermoneta, ha origini più misteriose, attribuite da alcuni ai monaci Basiliani e, in un periodo successivo, ospitò i Templari prima di passare anch’essa ai Cistercensi tra il 1166 e il 1168; il suo stile fonde elementi romanici e gotici cistercensi ed è oggi affidata ai Cistercensi di Casamari.
La cucina dei monaci di questi e altri conventi era strettamente regolata dalla Regola di San Benedetto (Ora et Labora), che imponeva moderazione e semplicità, mirando al sostentamento e non al piacere: la fonte primaria, la Regola stessa, stabiliva una dieta frugale con due pasti al giorno e solo due piatti di cibo cotto. Il principio fondamentale era l’astinenza dalla carne di quadrupedi (carnes quadrupedum), rigorosamente vietata, rendendo il pesce, le uova e il pollame le uniche proteine animali ammesse nei giorni festivi e durante i periodi non di digiuno. Per il resto, la dieta monastica si basava sull’autosufficienza e sui prodotti dell’orto e della terra: cereali, legumi e verdure come cavoli e cipolle, con l’uso parsimonioso di spezie costose. Le fonti storiche includono la Regola e le Costituzioni Cistercensi, ma anche documenti amministrativi come gli inventari delle Grangie e i primi libri di cucina tardo medievali come il Liber de coquina (XIII-XIV secolo), che riflettono l’uso di ingredienti e tecniche come l’impiego dell’agresto (succo d’uva acerba) o dell’aceto come acidificanti.
Ricetta Monastica: Minestra di Lenticchie e Cavoli (Puls Lenticulæ et Olera) 🍲
Questa ricetta, umile e nutriente, incarna perfettamente lo spirito della cucina cistercense, basata su legumi e ortaggi freschi.
- Ingredienti (per 4 persone): 300 g di Lenticchie secche ammollate, 200 g di Cavolo nero o verza (tagliato a listarelle), 1 Cipolla, 1 Carota e 1 costa di Sedano tritati, 2 spicchi d’Aglio, Rosmarino e Salvia freschi, Olio extra vergine d’oliva, 1 cucchiaio di Aceto di vino bianco (o Agresto), Sale e Pepe nero, 1,5 litri di acqua o brodo vegetale leggero, fette di Pane raffermo.
- Preparazione: In una pentola, scaldare l’olio e far appassire dolcemente cipolla, carota e sedano. Aggiungere l’aglio intero e un mazzetto di erbe aromatiche (rosmarino e salvia legati). Versare le lenticchie, coprire con acqua/brodo e cuocere a fuoco lento. A metà cottura (circa 30 minuti), aggiungere il cavolo nero e proseguire la cottura finché le lenticchie non sono tenere. Rimuovere le erbe e l’aglio, salare e pepare con parsimonia. Prima di servire, unire l’Aceto (o Agresto) per la nota acidula tipica del gusto medievale. Servire calda con il pane raffermo per un pasto completo e frugale.
Produzioni Attuali e Salvaguardia della Qualità Locale
Oggi, le Abbazie di Fossanova e Valvisciolo continuano la loro tradizione di labora (lavoro) e autosufficienza, evolvendo nel ruolo di promotrici della salvaguardia dei prodotti locali di qualità e custodi di antiche conoscenze. L’Abbazia di Fossanova, pur non avendo una produzione monastica su larga scala, è circondata da un borgo che valorizza i prodotti tipici della Pianura Pontina e dei Monti Lepini. La comunità che la gestisce mantiene viva l’eredità spirituale e agricola del luogo, spesso attraverso la coltivazione di erbe officinali e la preparazione di liquori e tisane che derivano dalle antiche conoscenze erboristiche.
L’Abbazia di Valvisciolo, gestita dai Cistercensi della Congregazione di Casamari, è un esempio più diretto di produzione monastica attiva. I Cistercensi sono storicamente legati alla produzione di liquori e distillati erboristici (come il San Bernardo o i distillati di mirto) e alla cura dell’orto. Attualmente, l’abbazia promuove attivamente la qualità enogastronomica del territorio di Sermoneta e Latina, non solo attraverso le proprie produzioni (spesso limitate) ma anche collaborando con realtà locali per la valorizzazione di prodotti tipici come l’olio d’oliva dei Monti Lepini e i legumi locali. Entrambe le abbazie fungono da centri di diffusione culturale e gastronomica, ospitando mercati e iniziative che mettono in risalto la filiera corta, la biodiversità e la riscoperta di antiche varietà vegetali, incarnando oggi il ruolo storico del monastero come polo agricolo e centro di eccellenza produttiva.
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