Pio Sapone: un artista che regala speranza là dove molti voltano lo sguardo

Giuseppe Di Sangiuliano

Ho avuto il privilegio di conoscere Pio Sapone di persona, di ascoltarlo a lungo nel nostro studio di registrazione a Diario Pontino e di intervistarlo a cuore aperto. E devo dirlo con sincerità: è stato uno di quegli incontri che ti segnano.

Pio non è solo un pittore straordinario, un tatuatore di livello nazionale specializzato in realismo, un docente appassionato di disegno e un compositore sensibile. È soprattutto un uomo che ha scelto di non fermarsi al proprio talento, ma di metterlo al servizio di chi, nella vita, ha perso molto più di quanto la maggior parte di noi possa immaginare.

Quando è entrato nei nostri studi, con la sua energia tranquilla e il suo sguardo diretto, non ha parlato per primo dei suoi successi – che pure sono tanti e meritati. Ha subito raccontato il suo progetto più intimo e impegnativo: “Il coraggio di restituire”, il primo corso di disegno educativo e rieducativo portato dentro la Casa Circondariale di Frosinone “G. Pagliei ”, nato da un’idea sua e subito sposato con entusiasmo dal Direttore della struttura.

Un progetto di volontariato puro, senza compensi, senza riflettori, in un luogo che per troppi resta invisibile o scomodo. Perché sì, viviamo in una Repubblica che all’articolo 27 comma 3 della Costituzione recita chiaro e tondo: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Eppure, nella pratica quotidiana, quante persone – istituzioni, cittadini, media – fanno davvero qualcosa perché questa rieducazione accada? Quanti preferiscono disinteressarsi, o addirittura provare fastidio verso chi prova a capire, a tendere una mano, a ridare dignità e strumenti per una seconda possibilità?

Pio Sapone ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Da autodidatta geniale – uno che ha costruito la sua arte partendo da zero, senza accademie prestigiose – ha portato dentro il carcere il suo metodo cognitivo-visivo: un percorso in cui il disegno non è solo tecnica, ma pretesto per guardarsi dentro, per scandagliare emozioni, per ritrovare pezzi di sé che la vita (e le scelte sbagliate) avevano sepolto.

«Se vedi zero farai zero. Se vedi mille farai mille». È l’assioma che ripete spesso, e che per lui non è una frase fatta: è una convinzione profonda, vissuta sulla sua pelle e ora donata a chi, dietro le sbarre, rischia di vedere solo zero per il resto dei suoi giorni.

Ascoltarlo mentre descriveva il primo incontro con i detenuti, la timidezza iniziale, i primi tratti incerti su un foglio, gli sguardi che a poco a poco si accendevano, è stato commovente. Non era retorica: era emozione vera, quella di chi sente di star facendo qualcosa di profondamente giusto.

Per questo, quando ho saputo di questa iniziativa, non ho esitato un secondo ad intervistarlo. Perché Pio Sapone non è solo un artista di talento: è un esempio raro di chi, arrivato in alto con le proprie forze, ha deciso di tornare indietro per tendere la mano a chi è rimasto indietro.

Il coraggio di restituire” non è solo un corso di disegno. È un ponte, un atto di fiducia, un piccolo-grande gesto per ricordare a tutti – detenuti, cittadini, istituzioni – che la rieducazione non è una frase scritta sulla carta: è un cammino possibile, quando qualcuno ha il coraggio di iniziarlo.

Grazie Pio, per la tua arte, per la tua generosità e per averci ricordato che il vero talento non si misura solo nei risultati , ma nel coraggio di condividerlo con chi ne ha più bisogno.

Quando un disegno diventa il pretesto per scandagliarsi mentre " ci si ritrova immersi in un angolo di interiorità e di introspezione"
Quando un disegno diventa il pretesto per scandagliarsi mentre ” ci si ritrova immersi in un angolo di interiorità e di introspezione”


La Redazione di Diario Pontino è orgogliosa di averti ascoltato e di dare voce a questa storia. E auspichiamo che “Il coraggio di restituire” sia solo l’inizio.

A cura di Giuseppe Di Sangiuliano