“Ci sono pomeriggi che non si limitano a riempire la pagina di un taccuino di cronaca, ma che ti entrano dentro…”
Ci sono pomeriggi che non si limitano a riempire la pagina di un taccuino di cronaca, ma che ti entrano dentro, scavano in profondità e ti cambiano lo sguardo sul mondo. Il 28 luglio, per la redazione di Diario Pontino, è stato uno di quei giorni.
Accogliendo l’invito dell’Associazione “Angeli vittime della strada”, ci siamo recati presso la sede dell’ASD Diaphorà – APS, in via Ada Wilbraham a Latina. L’occasione formale era la consegna gratuita di un biliardino. La realtà, invece, è stata un’immersione pura nell’umanità più genuina, un dono che ha stretto il cuore a tutti noi presenti.
Il coraggio delle madri: trasformare la perdita in amore infinito
Siamo abituati a vedere l’Associazione “Angeli vittime della strada” muoversi tra i banchi di scuola. Li abbiamo seguiti nei loro tour, dove il dono di un’attrezzatura sportiva o la posa di una panchina bianca diventa il pretesto per parlare ai giovani del valore sacro della vita, del rispetto delle regole, del dolore di una sedia rimasta vuota a tavola. Finora, il loro messaggio era rivolto a chi la vita la dà per scontata.

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Quel pomeriggio, invece, il tiro si è alzato. E ha toccato le corde più intime del cuore.
Al centro di questa missione ci sono madri come Laureta (mamma di Angelo Mattoccia) e Loredana (mamma di Alessandro Polotto). Donne che hanno conosciuto il buio più profondo che un essere umano possa sperimentare — la perdita di un figlio sull’asfalto — e che, invece di cedere alla rabbia, hanno scelto di trasformare quel dolore devastante in un faro d’amore. Insieme alle altre mamme dell’associazione, Laureta e Loredana sono i primi supereroi di questa storia: custodi di una memoria che non muore e che oggi si fa carezza per chi ha più bisogno.
Gli angeli della Diaphorà e la trasparenza dell’anima
Questa volta, il loro gesto d’amore è stato dedicato a chi ha il diritto sacrosanto di vivere la propria vita con dignità e gioia, esattamente per come l’ha ricevuta: i ragazzi della Diaphorà.


Diaphorà / Link / https://www.diaphora.it/
Nata nel 2002 dall’intuizione di un gruppo di genitori e attiva nella sede di Latina dal 2007, la Diaphorà è oggi un porto sicuro per oltre 80 famiglie della provincia. È la risposta concreta al “dopo”: a quel momento delicatissimo e spaventoso in cui, finita la scuola, il mondo sembra chiudere le porte in faccia ai giovani con disabilità, lasciando i genitori soli ad affrontare l’isolamento. Qui, invece, si costruisce autonomia quotidiana, si coltiva il futuro, si regala un senso di appartenenza.
Gli operatori e i volontari della Diaphorà sono i secondi supereroi di questa giornata: con pazienza infinita e dedizione silenziosa, offrono a questi ragazzi un angolo di pura umanità al di fuori delle mura domestiche.
Ma i veri maestri, i supereroi assoluti, sono loro: i ragazzi.
Sento quasi un senso di imbarazzo nel provare a descriverli, una paura sottile di non trovare le parole giuste o di ferire la loro delicatezza. Chi non vive la loro quotidianità stenta a comprendere, ma c’è una verità che traspare istintivamente: questi ragazzi sono una vera e propria fotografia dell’anima. Nelle loro risate attorno al nuovo biliardino, nella spontaneità con cui condividono le ansie, le paure e gli slanci d’affetto, non c’è filtro, non c’è sovrastruttura. C’è solo una purezza e una trasparenza disarmanti.
Un’eredità d’amore
Vederli giocare, divertirsi e abbracciarsi con quella gioia incontaminata insegna più di mille parole o campagne di sensibilizzazione. Ci ricordano cosa significa davvero essere umani, spogliati da ogni superflua maschera sociale.
A Laureta Jaku , a Loredana Altobelli ,a tutte le famiglie che sostengono l’associazione , agli instancabili operatori della Diaphorà e a tutti i meravigliosi ragazzi che ci hanno accolto: grazie. Siete la parte più bella e autentica della nostra comunità. Siete, semplicemente, fantastici.
A cura di Giuseppe Di Sangiuliano.


