Può una semplice placca metallica raccontare un’intera epoca? Può racchiudere in pochi centimetri il rapporto tra architettura, propaganda e nascita delle città dell’Agro Pontino?
Nella nuova puntata della Rubrica “Storia & Storie Pontine”, Emanuele Bonaldo accompagna i lettori alla scoperta di un raro cimelio legato al XIII Congresso Internazionale degli Architetti del 1935, un oggetto che diventa la chiave per comprendere il significato della celebre frase “Si fondano le città, si redime la terra” e il ruolo di Sabaudia come simbolo del Razionalismo italiano e della bonifica dell’ Agro Pontino.
Un viaggio tra storia, architettura e memoria che invita a osservare con occhi nuovi un reperto apparentemente semplice, ma capace di raccontare una delle pagine più significative della trasformazione del territorio pontino.

L’Architettura come Propaganda, la Placca del XIII Congresso Internazionale degli Architetti
Il Razionalismo Italiano in Mostra tra Mito della Terra e Modernità Futuribile.
Ci sono oggetti piccoli che riescono a raccontare storie enormi, e questa placca in metallo ne è un esempio perfetto. A un primo sguardo potrebbe sembrare un semplice distintivo commemorativo, ma guardandola da vicino ci si accorge che racchiude, in pochi centimetri, l’intera propaganda urbanistica, politica e ideologica dell’Italia degli anni Trenta.
In alto a destra legge subito una frase iconica, scolpita quasi come un dogma: “Si fondano le città, si redime la terra”. È una citazione diretta di Benito Mussolini, diventata il vero e proprio motto della bonifica integrale dell’Agro Pontino.
Sulla sinistra, una grande cornice in numeri romani segna l’ Anno XII dell’Era Fascista, collocando l’opera proprio nel cuore di quel periodo di grandi trasformazioni che andava dall’ottobre del 1933 allo stesso mese del 1934. Al centro della scena domina un edificio dalle linee nettissime e inconfondibili, sono la Torre Civica e il Palazzo Comunale di Sabaudia.
Inaugurata nel 1934 dopo soli 253 giorni di cantiere, Sabaudia fu progettata da un gruppo di giovanissimi architetti (Cancellotti, Montuori, Piccinato e Scalpelli) e divenne subito il simbolo per eccellenza del Razionalismo italiano. Era la “città nuova” creata dal nulla sulle ex paludi, dove la geometria moderna si sposava con l’idea di un’Italia rurale e insieme proiettata nel futuro.
Ma perché realizzare una placca proprio con questo soggetto? La risposta sta nella scritta in basso: il XIII Congresso Internazionale degli Architetti, tenutosi a Roma nel settembre del 1935. Organizzato dal Sindacato Nazionale Fascista Architetti sotto l’egida delle organizzazioni internazionali, il congresso fu una vera e propria vetrina diplomatica e culturale.
Il regime volle mostrare al mondo, accogliendo delegazioni, urbanisti e studiosi giunti da ogni angolo del globo, che l’Italia non era solo la culla delle rovine classiche, ma un laboratorio d’avanguardia capace di ridisegnare da zero il paesaggio e la vita delle persone.
Durante quell’evento, Sabaudia fu ovviamente la tappa d’obbligo delle visite guidate, il fiore all’occhiello da mostrare con orgoglio agli ospiti stranieri. Questa placca, consegnata ai partecipanti e ai delegati come ricordo dell’evento, è arrivata fino a noi come una testimonianza affascinante e diretta di quel momento storico, dove l’arte della medaglistica, l’architettura d’avanguardia e la propaganda politica si sono fuse in un unico oggetto.
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