Ieri mattina, sul luogo dell’incidente lungo la ex provinciale per San Felice Circeo a Terracina, si è tenuta una cerimonia di ricordo.
«Federico era amato da tutti, e in ogni occasione tutti quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene vengono a rinnovare l’amore per lui».
Con queste parole il papà di Federico Salvagni, il giovane investito e ucciso a Ferragosto dello scorso anno lungo la ex provinciale per San Felice Circeo a Terracina, ha salutato i tanti che ieri mattina hanno partecipato alla cerimonia di commemorazione tenutasi proprio sul luogo della tragedia.
Codici al servizio dei c
Un momento per ricordare Federico, rinnovare la sua memoria e esprimere vicinanza alla famiglia, ma anche un’occasione di riflessione condivisa, come ha sottolineato il Sindaco Francesco Giannetti.


«È un dolore che tutta la nostra comunità porterà sempre nel cuore. Da subito ci siamo impegnati e continuiamo a farlo come Amministrazione per la messa in sicurezza di questa strada con attraversamenti e dissuasori, ma non basta.
Dobbiamo essere consapevoli che quando ci mettiamo in macchina abbiamo un porto d’armi, che è la patente, e un’arma che è l’auto stessa. Dobbiamo usarla nel modo giusto, rispettare il codice della strada, perché questo significa rispettare la propria vita e quella degli altri.
Un pensiero importante da trasmettere a tutti, perché tragedie come queste non si ripetano». Il papà di Federico ha ricordato che in Italia ogni anno muoiono circa 400 persone per armi da fuoco e 3.000 per incidenti stradali, sottolineando la necessità di un intervento deciso da parte delle istituzioni. Presenti anche la mamma del giovane, che ha ringraziato tutti per la partecipazione, e la cugina.


Il comandante della Polizia Locale di Terracina, Mauro Renzi, ha spiegato che è in corso la mappatura di tutte le aree maggiormente interessate da incidenti stradali e ha ribadito l’impegno affinché Federico non venga dimenticato. Al termine dei ricordi, la mamma e il papà di Federico, insieme al Sindaco, hanno deposto un omaggio floreale nel punto in cui il giovane ha perso la vita.
È seguito un minuto di raccoglimento e un momento di preghiera guidato da don Paolo Lucconi, che ha richiamato lo striscione presente il giorno del funerale: «Orgoglio, di averlo avuto come figlio e come amico, e amore eterno. Un amore che non ci separa. È una chiamata alla responsabilità per noi adulti e una testimonianza per i giovani, ma soprattutto una sensibilizzazione delle nostre coscienze, affinché ci sia più sicurezza di vita per tutti».
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