Abbiamo dimenticato la misura delle parole. Le urla hanno sostituito il dialogo, la rabbia è diventata linguaggio quotidiano, la violenza verbale ha il sapore acre dell’abitudine. Ci si abitua a tutto, perfino al male. Eppure, in mezzo a questo rumore, inaspettatamente, la poesia torna a farsi sentire. La poesia, quella voce sommessa eppure fortissima che sembra non morire mai, anche quando tutto intorno implode.
Si moltiplicano le pubblicazioni di versi, i festival, le voci che sui social scelgono di condividere un frammento d’anima invece di un urlo. Forse non è un caso, ma un bisogno collettivo, un istinto di sopravvivenza spirituale, perché quando il mondo perde bellezza, l’uomo cerca rifugio nella poesia, gesto di ribellione contro l’imbarbarimento.
E meno male – è il caso di dirlo – per poter affermare che ancora non tutto è perduto, perché la poesia è la prova che dentro di noi resta qualcosa che non vuole piegarsi alla brutalità. In questo tempo che misura tutto in termini di potere, denaro, successo, la poesia rimette al centro la fragilità, la compassione, la meraviglia, e ci ricorda che essere umani significa, prima di tutto, sentire. C’è chi pensa che i versi non possano cambiare il corso delle cose, che la poesia sia una nicchia, un lusso per pochi, ma non è vero.

La poesia è ovunque per chi sa ancora osservare, ascoltare, meravigliarsi. È nella voce di chi consola, nel gesto di chi cura, nello sguardo di chi perdona, nei silenzi, nelle parole che si rifiutano di ferire. Forse i poeti, insieme a tutti coloro che ancora scrivono, dipingono, compongono, sognano, sono gli ultimi guardiani della bellezza.
Non di una bellezza estetica, ma di una bellezza morale, interiore, salvifica. Non fermeranno le guerre, forse, ma possono tenere accesa una luce, anche piccola, nel buio, e a volte basta una luce per non smarrirsi. Oggi abbiamo bisogno di poesia più che mai. Perché essa ci ricorda chi siamo, da dove veniamo, e cosa potremmo ancora essere.
Perché, anche quando il mondo sembra disumano, ci restituisce la misura dell’umano. E finché ci sarà qualcuno disposto a scrivere un verso, a leggerlo, a lasciarsene toccare, ci sarà ancora speranza. Perchè, forse, la poesia non salverà il mondo, ma può salvare l’anima di chi lo abita. E non è poco.
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