Il nuovo approfondimento della rubrica “Economia & Sviluppo”, a cura di Marina Gargiulo.
Il mercato del lavoro italiano continua a fare i conti con un problema ormai strutturale: la difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato. Nel secondo semestre del 2025, infatti, quasi una posizione su due è risultata di difficile copertura. È quanto emerge dal secondo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro pubblicato da CNEL e Unioncamere su elaborazioni del Sistema Informativo Excelsior.
Il dato più significativo riguarda proprio l’entità del fenomeno: il 46,1% delle assunzioni programmate dalle imprese italiane ha incontrato criticità nel reperimento dei candidati. Una percentuale in lieve diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti, ma ancora molto elevata e capace di incidere concretamente sulla competitività del sistema produttivo nazionale.
A soffrire maggiormente sono le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del tessuto economico italiano e che spesso dispongono di minori strumenti per attrarre profili professionali specializzati. Le difficoltà si concentrano soprattutto in alcuni comparti strategici, tra cui costruzioni, metalmeccanica e informatica.
Il settore più critico resta quello delle costruzioni: oltre il 61% delle entrate previste risulta di difficile copertura e il tempo medio necessario per individuare personale supera i sei mesi. Un segnale evidente di una carenza strutturale di manodopera specializzata che persiste da anni e che neppure le fasi di crescita economica sono riuscite a colmare.

Situazione analoga anche nell’industria metalmeccanica ed elettronica, mentre tempi di reperimento superiori alla media si registrano nelle industrie del legno e del mobile e nel comparto tessile. A livello professionale, la categoria più difficile da reperire è quella degli operai specializzati: il 63,7% delle posizioni aperte rimane scoperto per lunghi periodi. Cresce inoltre la difficoltà nel trovare dirigenti e amministratori, con una quota che raggiunge il 62,4%.
Uno degli indicatori più significativi dell’impatto del mismatch riguarda il tempo medio di ricerca del personale, pari a 4,5 mesi per le figure difficili da reperire. Nei settori più colpiti si superano i sei mesi, con conseguenze dirette sui bilanci aziendali: produzione rallentata, commesse posticipate e carichi di lavoro redistribuiti sugli organici già presenti.
Per una piccola impresa con dieci dipendenti, l’assenza prolungata di un operaio specializzato può tradursi in una significativa perdita di capacità produttiva, incidendo non solo sui risultati economici ma anche sulla possibilità di crescita futura.
Il quadro delineato dal report evidenzia quindi una sfida centrale per il sistema Paese: ridurre la distanza tra formazione e fabbisogni delle imprese, rafforzando l’orientamento professionale, la formazione tecnica e la collaborazione tra scuola, istituzioni e mondo produttivo. Solo attraverso un’azione coordinata sarà possibile trasformare i posti vacanti in opportunità reali di occupazione e sviluppo.
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