Il Brigante Mastrilli, Terrore di Terracina, tra storia e leggenda nel settecento.

Emanuele Bonaldo
Il Brigante Mastrilli, terrore di Terracina tra storia e leggenda nel Settecento

La gelosia che trasformò un uomo onorato in bandito dello Stato Pontificio (1710-1750).

Il nome di Giuseppe Mastrilli risuona ancora oggi nelle cronache storiche e nel folclore della Campagna Romana. Conosciuto anche come Peppe Mastrilli, questo brigante ha lasciato un’impronta indelebile nella storia locale, seminando il terrore con le sue scorribande tra Terracina e i territori circostanti dello Stato Pontificio nella metà del XVIII secolo. Nato in una famiglia benestante e rispettata di Terracina, la sua vita prese una piega drammatica, secondo la leggenda popolare, a causa di una disavventura amorosa. Animato da un carattere orgoglioso e passionale, si innamorò di una concittadina che, tuttavia, aveva il cuore già impegnato con il figlio di un mercante. Si narra che la gelosia e la rabbia lo abbiano spinto al delitto, segnando il suo definitivo ingresso nella strada del brigantaggio e delle rapine.

Prima di diventare il famigerato capo-banda, Mastrilli avrebbe anche lavorato come cacciatore di taglie, dando la caccia ai contrabbandieri di sale provenienti dalla Sicilia. Tuttavia, presto divenne la figura da cui tutti temevano: un bandito armato e organizzato. Le sue gesta più audaci includono la rivendicazione del dominio assoluto sul Lago di Paola. Per oltre due anni, dal 1748 circa al 1750, Mastrilli impose la sua legge sul lago, sostituendo il legittimo custode, il Caporale Giuseppe Angeletti, con un suo complice. Il suo potere e la sua ferocia lo resero il simbolo del banditismo che affliggeva l’area, rendendo pericolosa persino la celebre strada verso Napoli, frequentata da viaggiatori e mercanti. Il regno di terrore di Giuseppe Mastrilli si concluse nel 1750. La sua cattura, secondo le fonti, fu resa possibile dal tradimento di un pescatore locale. Arrestato, trascorse un periodo di detenzione nelle prigioni di Napoli.

La sua condanna a morte e l’esecuzione (avvenuta verosimilmente nel 1750) ebbero una vasta risonanza mediatica per l’epoca. La notizia della morte del brigante di Terracina non rimase confinata allo Stato Pontificio, ma si diffuse rapidamente in Europa, venendo riportata persino su giornali olandesi, a testimonianza della fama, o infamia, che si era guadagnato. La memoria di Mastrilli è stata tramandata attraverso i secoli non solo dagli archivi storici, ma anche dalla letteratura popolare dell’epoca – i cosiddetti “libri di pellicceria” – che ne facevano l’oggetto di ballate e racconti, elevandolo a figura leggendaria nel pantheon dei briganti italiani.

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