Il Parco Falcone e Borsellino riapre tra la gioia della cittadinanza e le polemiche per i lavori da milioni di euro

Emanuele Bonaldo
Parco Falcone e Borsellino

Una festa attesa da tempo e conclusa, per il momento, con l’interdizione dell’area giochi.

La riapertura del Parco Falcone e Borsellino rappresenta l’emblema di una comunità che ha un profondo desiderio di riappropriarsi dei propri spazi pubblici e di vivere il centro urbano.

Ieri pomeriggio la risposta della popolazione è stata straordinaria: migliaia di persone, famiglie, giovani e anziani hanno affollato i cinque ettari dello storico giardino cittadino, partecipando con energia alle attività previste e riempiendo di vitalità anche la vicina Piazza del Popolo.

La concomitanza con le manifestazioni sportive e i momenti di intrattenimento ha trasformato l’intero centro di Latina in un ritrovo pulsante di persone di ogni età, a dimostrazione di quanti legami sociali ed affettivi ruotino attorno a questo luogo iconico.

Tuttavia, parallelamente al grande entusiasmo collettivo, la giornata ha fatto emergere numerose perplessità e critiche da parte dei visitatori, legate alla qualità degli interventi eseguiti dopo anni di cantieri.

Le osservazioni e le segnalazioni diffuse sui social si concentrano su diversi aspetti strutturali dell’area verde, riqualificata con i fondi del PNRR. La nuova pavimentazione appare discontinua in più punti, caratterizzata da avvallamenti e zone in cui il brecciolino tende già a distaccarsi, restituendo un’immagine di lavoro approssimativo e non del tutto ultimato.

Analoga impressione proviene dalla cura del verde pubblico, dove aree ben rifinite si alternano a settori palesemente ancora in via di sistemazione. Diversi genitori hanno inoltre espresso dubbi sul fronte delle strutture di arredo e gioco, le recinzioni evidenziano già evidenti tracce di ruggine e la grande installazione del dinosauro nell’area bimbi ha trasmesso a molti un senso di ridotta stabilità.

In data odierna il personale della Polizia Locale al termine dei controlli ha interdetto l’area

A completare il quadro delle contestazioni vi è poi la quasi totale assenza dei chiusini di fondazione, arredi storici che non risultano riposizionati nonostante le ripetute segnalazioni effettuate in passato dalle associazioni territoriali.

Se si tratti di assestamenti fisiologici o di una consegna frettolosa non sta a noi stabilirlo, ma il forte contrasto tra l’imponente spesa pubblica e le finiture visibili lascia aperto un dibattito acceso all’interno della città.

A cura di Emanuele Bonaldo.