La penna stilografica dell’epoca delle città di fondazione.

Emanuele Bonaldo
"Littoria - Stilografica Automatica" - la penna dell'epoca delle città di fondazione

“Littoria – Stilografica Automatica”

Nel panorama della produzione di strumenti da scrittura italiani del periodo tra le due guerre, il nome “Littoria” emerge come un esempio significativo dell’intreccio tra produzione industriale, identità nazionale e propaganda fascista. Il marchio, che trae ispirazione diretta dalla città di fondazione di Littoria (l’attuale Latina), è un chiaro esempio di come i nomi e i simboli dell’epoca venissero ampiamente utilizzati per marchiare prodotti di consumo, in un tentativo di unire l’estetica del regime alla vita quotidiana degli italiani.

Le informazioni su questa azienda sono piuttosto scarse, il che rende ogni ritrovamento, come quello mostrato nell’immagine del servizio da scrivania, un’importante testimonianza storica. Nonostante la sua genesi legata a un’epoca complessa, le penne stilografiche Littoria sono note per la loro qualità, che le distingue da molte altre produzioni economiche del tempo.

Il marchio Littoria si distingue per una produzione duale. Da un lato, sono note stilografiche di buona qualità, a volte prodotte in collaborazione con aziende più blasonate come Columbus, un nome di rilievo nel mondo delle penne stilografiche italiane. Queste penne, si riconoscono per la dicitura “Littoria – Stilografica Automatica” e per i pennini in oro incisi con la sigla “E.V.M.”, acronimo di Eugenio Verga – Milano, un noto produttore di pennini dell’epoca. L’immagine del servizio da scrivania, con la sua elegante confezione, suggerisce che questo fosse il segmento di mercato a cui si rivolgeva tale produzione. La penna nera, con il suo fermaglio dorato e il corpo liscio, racchiusa in un astuccio di velluto, è un esempio di questa linea di alta qualità.
L’immagine del servizio da scrivania è particolarmente preziosa perché mostra non solo le penne, ma anche il loro contesto. Il calamaio e il portalettere, realizzati in marmo nero con venature chiare, richiamano un design solido e austero, in linea con l’estetica dell’epoca. La scatola del servizio, con il suo logo tondo e la scritta “Servizio Littoria”, completa il quadro, confermando come il marchio non si limitasse alle sole penne, ma si estendesse a un’intera linea di prodotti per l’ufficio. La scatola di cartone della penna “Littoria Stilografica Automatica” conferma l’esistenza di un packaging distintivo e la cura per il prodotto anche nella sua presentazione.

In sintesi, la penna stilografica Littoria non è solo un oggetto da collezione, ma un vero e proprio documento storico. Rappresenta l’evoluzione dell’industria italiana nel periodo fascista, la sua capacità di produrre strumenti di qualità e al contempo di sfruttare i nomi e i simboli del regime per promuovere i propri prodotti. Il marchio Littoria, pur avvolto da un alone di mistero, rimane una testimonianza tangibile di un’epoca in cui anche un semplice strumento di scrittura poteva diventare un simbolo di un’identità nazionale e un veicolo di propaganda.

Dall’altro lato, esiste una produzione più economica, marchiata semplicemente “Littoria” seguita da un numero (come 6, 12, 16, 24, 30, 38). Di queste penne si sa molto meno. Spesso realizzate con materiali meno pregiati, rappresentano la volontà di rendere lo strumento da scrittura accessibile a un pubblico più vasto, pur mantenendo un legame visivo e nominale con il “prestigio” del marchio. La penna visibile fuori dalla scatola nell’immagine, con la sua finitura marmorizzata, potrebbe appartenere a questa linea, mostrando una varietà di design e materiali utilizzati.

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