Latina Scalo il dito e la luna, quando ci si ferma ai sintomi e si perde di vista la causa

Emanuele Bonaldo
Latina Scalo

Il degrado del quartiere va oltre la fontanella rotta e gli schiamazzi notturni, la vera urgenza è la mancanza di spazi di aggregazione.

C’è un proverbio zen che recita “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito” e forse non esiste immagine più efficace per raccontare quello che sta succedendo a Latina Scalo. Il quartiere che dovrebbe essere il vero biglietto da visita della città, grazie alla presenza della stazione ferroviaria, al tessuto industriale consolidato e alla vicinanza strategica con Roma, si trova invece sempre più abbandonato a se stesso.

I cittadini lo denunciano da tempo e lo fanno con forza, mettendo in fila una lista di criticità che si allunga di mese in mese. Barriere architettoniche diffuse, marciapiedi dissestati e strade trascurate rendono difficile anche solo camminare in sicurezza. I parchi giochi destinati ai più piccoli versano in condizioni pietose.

Di notte capita di sentire odori acri di plastica bruciata. Le auto lasciate dai pendolari nei pressi della stazione sono spesso bersaglio dei ladri. I servizi, nel complesso, restano insufficienti rispetto alle esigenze reali di chi vive e attraversa lo Scalo ogni giorno.

Eppure, nonostante la gravità di questo quadro, il dibattito pubblico continua a concentrarsi su questioni che, per quanto legittime, restano marginali rispetto alla dimensione reale del problema. La vicenda della fontanella di Via del Murillo ha tenuto banco per mesi. Allo stesso modo gli schiamazzi notturni in Piazza dell’ Ambrosia sono diventati oggetto di cartelli che richiamano leggi e regolamenti, presentati quasi come soluzioni risolutive a un disagio che invece continua a ripresentarsi sera dopo sera.

Il riposo notturno è un diritto sacrosanto, tanto più per chi ogni giorno si sposta per lavoro e ha bisogno di recuperare le energie. Ma fermarsi a discutere di divieti e ordinanze significa guardare il dito e non la luna. Gli schiamazzi sono un sintomo, non la malattia. Il vero nodo è che Latina Scalo non offre punti di aggregazione, non ha spazi pensati per i più giovani, manca di una progettualità capace di dare un’alternativa concreta a chi cerca semplicemente un posto dove stare.

E quando questa alternativa non esiste, inevitabilmente i ragazzi finiscono per occupare le piazze nel modo che conoscono, disturbando senza nemmeno rendersene conto fino in fondo.

Il problema è dunque molto più ampio di una fontanella o di un cartello. Riguarda l’assenza di una visione complessiva per un quartiere che meriterebbe investimenti, cura e un progetto di rigenerazione urbana all’altezza del suo potenziale.

Continuare a inseguire le emergenze quotidiane senza affrontare le cause strutturali significa condannare Latina Scalo a un declino lento ma costante, mentre la comunità che lo abita continua a chiedere, a ragione, di essere ascoltata su ciò che conta davvero. 

A cura di Emanuele Bonaldo