C’è un comandamento assente, un vuoto etico che si allarga tra le righe della Storia e della famiglia. Anna Segre lo nomina, lo restituisce, lo impone con la forza della poesia: Onora la figlia.
Il suo nuovo libro, edito da Interno Poesia e disponibile in libreria dal 26 settembre, è un atto di verità e di coraggio. Un gesto poetico che si radica nel dolore per diventare parola politica, intima, necessaria.
Segre costruisce un testo che non concede tregua, dove ogni verso è un affondo nel codice patriarcale, nella lingua che per secoli ha taciuto la voce della figlia.
Qui l’autrice capovolge la gerarchia — padre, madre, figlia — e ne scardina il fondamento. “Manca il comandamento del rispetto che si deve a una figlia”, scrive.
La poesia diventa allora un campo di battaglia e di liberazione: un modo per disinnescare l’ordigno del potere, per ridare spazio a una soggettività negata.
Onora la figlia è un libro sull’infanzia e sulla prigionia, sulla patria potestà e sulla minaccia, sull’eredità di una violenza che non urla ma si insinua nel quotidiano, nel linguaggio, nelle relazioni.
È un libro sulla condizione femminile, sulla memoria, sul corpo che porta i segni del danno e della sopravvivenza.
Scritti a ridosso della morte della madre, i versi di Segre non cercano consolazione né pacificazione.
Come nota Manuela Fraire nella prefazione, “scrivere diventa l’unico modo per fare esistere ciò che manca”.
La lingua è scarna, lucida, capace di attraversare il lutto e la fedeltà, la rabbia e l’amore.
È un linguaggio che non pretende giustizia ma che la reclama nella forma più essenziale: quella dell’ascolto, della parola restituita.
In questa opera “lacerata che non cerca consolazione”, come scrive Cecilia Lavatore nella postfazione, non ci sono vittime da compatire né carnefici da condannare — solo esseri umani, vulnerabili, esposti, attraversati dalla colpa e dal bisogno d’amore.
Onora la figlia è anche un libro politico, perché la poesia di Segre non parla soltanto della figlia, ma delle figlie: di tutte quelle voci che hanno abitato la soglia del silenzio, e che ora trovano un nome, un verbo, un comandamento.
La sua scrittura attraversa la biografia e la trascende, per diventare gesto collettivo, urgenza di disgregazione di un ordine che è anche linguistico e simbolico.
In un panorama letterario che spesso si rifugia nella confessione o nell’estetica, Segre compie un atto raro: trasforma il trauma in pensiero, e il dolore in una forma di resistenza poetica.
Il suo libro è un invito a rovesciare lo sguardo, a restituire onore e dignità alla figlia — a quella parte del mondo che da sempre chiede di essere ascoltata.
Onora la figlia
di Anna Segre / Interno Poesia Edizioni, 2025 / Prefazione di Manuela Fraire / Postfazione di Cecilia Lavatore
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